Arcidiocesi di Pisa – Commento al Vangelo del 22 Aprile 2020

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Medita

La parte del discorso di oggi del Signore a Nicodemo è un tesoro dal valore inestimabile. Né prima né dopo Gesù abbiamo udito le cose che Giovanni ci ripete qui e in tutta la sua testimonianza scritta. Dio non è il Dio dei filosofi, non una di quelle divinità da placare che terrorizzavano il mondo antico, non un dio giusto ma severo, che aspetta solo di mettere un punto alla storia umana e poi iniziare a distribuire ricompense e castighi, e nemmeno un Dio misericordioso ma con il quale non ci possiamo permettere troppa confidenza. No, Dio è un padre, anzi addirittura un papà, un babbo che ci ama follemente, che è pronto a dare la vita per i suoi figli. Non può annientare il suo Essere ma ha dato la vita nella persona del figlio, il verbo eterno incarnato. Dio è puro amore.
Chissà che cosa deve aver pensato l’onesto ebreo Nicodemo! Ma che Dio è mai questo? Un Dio che perdona tutti? Come la mettiamo con i malvagi, i bestemmiatori, gli idolatri? Però la fede di Israele sa che nessun vivente è giusto davanti a Dio (Sal  142) e dunque se Dio non amasse e perdonasse sempre poveri tutti noi. Sì, poveri noi, che ci illudiamo che il mondo sia diviso in buoni (noi) e cattivi (gli altri), noi che vorremmo prontamente separare il grano dalla zizzania.
Possiamo però placare questa nostra ansia di “giustizia”. È ancora Gesù che ci illumina qui e in più punti dei vangeli: le condanne ci saranno ma saranno auto-condanne. Dio, il Giudice, è il Padre misericordioso, pronto a perdonare anche i figli che vivono da dissoluti. Però amare le tenebre è una nostra libera scelta.
Chissà se alla fine Nicodemo si è convinto che proprio “questo” Dio, e colui che ce lo ha rivelato, sono la sola possibilità che abbiamo di dare un senso a tutto, anche al male.

Rifletti

Quanto naturale ci viene il perdono dei torti e delle offese subite? Quanto lunga è la nostra memoria per ciò che abbiamo sopportato e corta invece quella del male fatto ad altri? Signore, ci sforzeremo di perdonare le poche offese ricevute. Tu rimetti le nostre molte mancanze e i nostri peccati.

Prega

La prova più forte
che siamo fatti ad immagine della Trinità
è questa: solo l’amore ci rende felici,
perché viviamo in relazione
per amare e viviamo per essere amati.
(Benedetto XVI)

Fonte: Ascolta e Medita – Aprile 2020 curato da Daniela e Mauro Leoncini – Arcidiocesi di Pisa – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi