Arcidiocesi di Pisa – Commento al Vangelo del 20 Aprile 2020

150

Medita

Il vangelo di oggi racconta la prima parte del dialogo di Gesù con Nicodemo. Questi era “uno dei capi dei Giudei”, uno dei non pochi farisei onesti che la scrittura ed altre fonti ci fanno conoscere. Il suo riguardo per la persona di Gesù risulterà evidente all’atto della sepoltura. Sicuramente, perché è lui stesso a dichiararlo, egli è al corrente dei molti “segni” compiuti dal Maestro; e usa la testa, si interroga sulla loro possibile origine. Non lo convincono le grossolane spiegazioni, sull’origine diabolica, avanzate da certi scribi. Essendo membro del Sinedrio, ritiene però opportuno usare prudenza e incontrare Gesù di notte, al riparo da indiscrezioni. Chissà? Forse sarà stato lui stesso a rivelare all’Evangelista i contenuti di un dialogo sul quale avrà riflettuto per l’intera sua vita.
Facciamo però una certa fatica a definire dialogica la struttura della conversazione fra Gesù e il fariseo. Quel che sembra è che, se Nicodemo pone domande, Gesù però “cambia discorso”, sposta continuamente l’attenzione su altro. Nicodemo si è mosso probabilmente perché vuole provare a catalogare Gesù, ma non è disposto a considerare una nuova “casella” in cui inserirlo. Come è stato osservato, egli in realtà vuole solo delle conferme. Nicodemo, cioè, come anche altri Giudei che abbiamo incontrato, è disposto a dare un po’ di credito a Gesù; tuttavia gli è impossibile andare oltre e pensare che Gesù voglia cambiare la sostanza delle attese messianiche.
Da parte sua, Gesù mette invece il fuoco sulla novità del Regno di Dio e sulle condizioni per poterci entrare. Condizioni che non sono in essere per virtù o per fatiche umane. Come non si vede il vento ma i suoi effetti, così è anche lo Spirito (che viene designato con la stessa parola) che ci rende capaci di aderire al Regno. Noi abbiamo ben pochi meriti.

Rifletti

La novità del Regno sembra davvero faticosa da accettare. Al profumo di libertà, una libertà gioiosa ma impegnativa, preferiamo spesso le scomode ma solide sbarre della legge e degli imperativi morali che da essa derivano.

Prega

I teologi antichi dicevano:
l’anima è una specie di navicella a vela,
lo Spirito Santo è il vento che soffia nella vela,
per farla andare avanti,
gli impulsi e le spinte del vento
sono i doni dello Spirito.
Senza la sua spinta,
senza la sua grazia,
noi non andiamo avanti.
(Papa Francesco)

Fonte: Ascolta e Medita – Aprile 2020 curato da Daniela e Mauro Leoncini – Arcidiocesi di Pisa – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi