Arcidiocesi di Pisa – Commento al Vangelo del 2 Maggio 2021

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Il Vangelo, le parole pronunciate dal Signore, i suoi insegnamenti, i suoi ammonimenti… Tutto è da conservare come bene prezioso per chi crede; e anche molti non credenti sono affascinati dalla bellezza e dalla profondità della figura di Gesù e dal suo Vangelo. La parola che ci viene rivolta oggi nel brano di Giovanni, “Senza di me non potete fare nulla”, opera però, necessariamente, una separazione. Come può, chi non crede in Gesù figlio di Dio, accettare che un “semplice” essere umano si ponga su un piedistallo così alto? Tutte le volte che un uomo ha pensato di essere insostituibile, la Storia insegna che i risultati sono sempre stati drammatici, a volte persino “grottescamente drammatici”, per interi popoli.

Per chi crede, però, Gesù non è solo un uomo. Colui che ci parla attraverso gli scritti degli Evangelisti è il figlio di Dio, il re dell’Universo. I termini della faccenda allora cambiano. Se l’umiltà divina ha fatto sì che l’unigenito del Padre nascesse povero in una grotta e finisse la sua esistenza terrena sul legno di una croce, la sua sapienza e il suo amore nei confronti dell’uomo impongono che Egli ci ricordi quale sia il nostro posto. E questa, lontana dall’essere umiliante, è invece una verità profondamente liberante.

La questione non è solo di evitare di essere gettati nel fuoco come cespugli secchi, che pure (stando alle stesse parole di Gesù) è una possibilità che alcuni sembrano voler scegliere, ma di assaporare fino in fondo la bellezza di avere un Padre che ci protegge, che pensa Lui alle cose importanti. Siamo chiamati ad amarlo e ad amare i nostri fratelli perché Lui ci ha amati per primo; ma fortunatamente non dobbiamo salvare il mondo, perché a questo ha già pensato Lui.

Non è certo invito al disimpegno, al contrario! E neppure garanzia di tranquillità. La fatica e il dolore non vengono risparmiati, la potatura è sempre umanamente dolorosa. Ma se spostiamo il centro di gravità su di lui, invece che su di noi, allora possiamo fare tutto senza affanni, senza turbamenti e appunto senza la presunzione di essere insostituibili. Possiamo non entrare in competizione con gli altri, possiamo godere dei carismi dei nostri fratelli; per usare un termine molto di moda, possiamo vivere senza stressarci. E portare molto frutto.

Per riflettere

Mi sento più umiliato o più disteso quando vengo considerato tralcio o quando sono paragonato a una pecora? Saper stare al proprio posto, svolgendo bene il proprio dovere, in famiglia, nella società o nella Chiesa, è ancora un valore, o è una limitazione inaccettabile?

Preghiera finale

Ci sono persone che non portano né la loro croce
né quella di alcun altro,
e trovano la loro croce troppo pesante.
Altri invece sono ansiosi di prendere sulle spalle la croce altrui,
ma rifiutano di portare la propria o la rifilano ad altri.
Tu diventerai santo facendo il tuo dovere.
Con esso aiuterai gli altri sulla via della santità.
Crescerai nella santità attraverso il modo
in cui compirai il tuo dovere.
(Cardinal François-Xavier Nguyen Van Thuan)


AUTORE: Consiglio Diocesano di Azione Cattolica di Pisa, Beatrice Granaroli
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi

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