Arcidiocesi di Pisa – Commento al Vangelo del 18 Novembre 2020

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Medita

Gesù sta per entrare a Gerusalemme e racconta questa parabola per due motivi: ci dice Luca “perché era vicino a Gerusalemme” e perché “essi pensavano che il regno di Dio stesse per manifestarsi imminentemente”. Gesù vuole infatti educare la speranza messianica di coloro che sono con Lui proprio attraverso questa parabola dell’uomo nobile che rivendica la regalità e se ne va lontano per riceverla. Così infatti avveniva nell’impero romano: i governanti dovevano recarsi a Roma per avere l’investitura dall’imperatore. Questa sua realtà è però ostacolata dai suoi concittadini che lo odiano e non lo vogliono come sovrano.

Prima di partire affida ai suoi servi una somma di denaro per “fare affari”, non dice come; è un uomo generoso che si fida dei suoi schiavi e li lascia liberi di scegliere come farli fruttare. Anche la ricompensa è generosa: a ogni mina guadagnata corrisponde un governatorato di una città del suo regno. Ciascuna mina è un compito affidato a ciascuno di noi, un dono che Gesù ci chiede di far fruttare. Gli schiavi che fanno fruttare il suo dono sono coloro che accolgono gioiosi i suoi doni e obbediscono alla sua legge, perché scoprono la multiforme libertà alla quale sono chiamati nel rispondere al suo amore.

La Legge così diventa lo strumento che Dio dà ai suoi figli per diventare più somiglianti a Lui. Il servo malvagio, che nasconde la sua mina, si è fatto un’idea di un dio rigorista, giudicante, un dio “duro”, che ha creato l’uomo perché obbedisca ad una legge morale che non conosce misericordia. I primi sono servi beati, il secondo è infelice. Questa parabola ci invita dunque a rispondere con gioia alla generosità e alla fiducia di Dio, per far fruttare, secondo i doni ricevuti da ciascuno di noi, la nostra fede.

Questa capacità di accogliere i doni di Dio e di farli fruttare, attraverso l’ascolto della sua Parola, illumina il nostro cuore ad una conoscenza sempre più profonda del suo amore, capace di plasmare la nostra struttura interiore, e questo induce ad un progressivo cambiamento dei nostri comportamenti, per portare più frutto. Pensare Dio come duro e legalista ci impedisce di conoscerlo e ci induce ad avere paura, a rifiutare il suo amore e a percorrere la via dei nostri istinti, che ci porta a perdere i doni che Dio stesso ci ha dato.

Preghiera finale

Guidaci, Signore, dall’illusione alla realtà,
guidaci dalle tenebre alla luce,
guidaci dalla morte alla vita eterna.
Signore, Dio di amore, proteggici,
Signore, Dio di amore, donaci il pane quotidiano,
Signore, Dio di amore, fortificaci.
Noi vogliamo vivere l’amore universale,
tentiamo di essere in pace con tutti,
siamo sempre alla ricerca della speranza.
Tu, Signore del giorno, accordaci la gioia,
tu, Signore della notte, accordaci la pace,
tu, Signore del tempo, accordaci la vita.
Sono ripiene della tua presenza le cose che si vedono,
ripiene della tua gloria le cose che non si vedono:
tutto da te è generato, tutto a te fa ritorno.


AUTORE: Consiglio Diocesano di Azione Cattolica di Pisa, Cristina Martinelli, Chiara Martinelli
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi