Arcidiocesi di Pisa – Commento al Vangelo del 17 Agosto 2020

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Medita

Anche oggi incontriamo la Parola del Signore che consegna nuovi insegnamenti per definire meglio lo stile di chi sceglie liberamente di far parte della comunità.
Come nel brano di domani, il Risorto affronta un tema delicato ieri come oggi: il rapporto dell’uomo con la ricchezza.
Protagonista del racconto con Gesù è un uomo senza nome che ha familiarità con la Parola, la conosce e la vive. Chi parla con il Nazareno è consapevole di rivolgersi ad un uomo fuori dal comune e che merita attenzione: l’appellativo “Maestro” colloca il Nazareno tra i grandi rabbini dell’epoca. Da lui è possibile ricavare gli insegnamenti divini e le modalità di viverli nella quotidianità. È un uomo che cerca e riconosce nel Galileo la persona giusta.
Matteo scrive il suo vangelo destinandolo ad una comunità dove molti provenivano dalla stessa terra del Signore. Sicuramente erano frequentatori delle sinagoghe e, pertanto, lettori ed ascoltatori della legge che riconducevano alle tavole consegnate da Dio a Mosè. Lo era anche l’interlocutore del Signore che percepiva, però, che non era sufficiente: “Che altro mi manca?”.
La risposta del Risorto è destinata a tutti: anche ai discepoli come a tutti noi. Un insegnamento chiaro che non è possibile fraintendere e che doveva caratterizzare la giovane comunità che si andava formando, modello di quella che dovrà camminare da sola pur con l’aiuto indispensabile dello Spirito Santo. Il “tale”, ora scopriamo dal testo, è “un giovane”, forse come quelli che seguivano i rabbini dell’epoca ed erano pronti a pagare i loro maestri pur di poterli seguire ed imparare da loro. Gesù di Nazaret è uno strano maestro; non vuole essere pagato, non cerca il successo né la visibilità. Desidera che il giovane ed i suoi discepoli comprendano che le ricchezze in sé non sono un male. È quando esse diventano il centro e lo scopo della vita che bisogna liberarsene.

Rifletti

Trovare un tesoro nel cielo è accettare che la ricchezza terrena, economica e ogni forma di autosufficienza da Dio rendono difficile la pratica dell’amore verso i fratelli. La rinuncia di sé per dare senso completo alla nostra vita: questa è la via per la perfezione. Ogni nostra ricchezza è preziosa se condivisa.

Prega

Il popolo nuovo è un popolo di bambini, amabile come i bambini.
Paolo—che parla della propria gioia in “un cuore senza malizia”—
dà in un certo senso una definizione dei bambini quando scrive:
“Voglio che siate saggi nel bene e inesperti nel male”.
In questa accezione, siamo sempre bambini, sempre delicati,
sempre nuovi, noi che partecipiamo alla Parola nuova.
Chi è stato chiamato all’eternità deve rassomigliare all’Incorruttibile.
Per questo, tutta la nostra vita sia primavera, e dentro di noi la verità non invecchi.
(Clemente di Alessandria, Pedagogo 1, 5, 19)


AUTORE: Claudia Lamberti e Gabriele Bolognini
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi
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