Arcidiocesi di Pisa – Commento al Vangelo del 16 Maggio 2020

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Medita

Il tema di questa sequenza è l’odio del mondo (da intendersi qui come l’insieme degli uomini che si oppongono a Cristo) di cui i discepoli sono vittima. Non si tratta di una possibilità, bensì di un dato certo e indiscutibile: i discepoli di Cristo sono oggetto d’odio. Il verbo greco miseo con cui Giovanni indica l’odio in questa circostanza, richiama non solo un sentimento, ma comportamenti concreti di violenza distruttiva. La Croce di Gesù è l’odio che prende forma concreta.
Il «mondo» odia Cristo, non i discepoli. Essi sono odiati a causa sua, non a causa loro. Non sono diversi, né migliori degli altri. Sono diventati di Cristo, per sua volontà.
No, non si è migliori perché si è ascoltato il Vangelo e si cerca di viverlo come si può. Non lo si è neanche se lo si pratica alla perfezione. Nemmeno il più grande dei santi è un uomo o una donna migliore di altri. Un cristiano è solo uno che è stato sequestrato dal mondo per mano della Parola di Cristo. Siamo dei rapiti da Gesù che, forse, un po’, si sono lasciati rapire.
Questo ci farebbe migliori degli altri? No, non siamo i migliori. Mettiamoci l’animo in pace, così magari abbiamo anche qualche ansia da prestazione in meno nel nostro vivere la fede che ci è data. Per essere buoni discepoli del Vangelo dovremmo essere tutti affetti da complesso di normalità.
Per riconoscere che di straordinario c’è il Vangelo, c’è la volontà di Cristo di rapirci dalle logiche mondane che nascondono il volto bello del Padre, c’è la verità della resurrezione che ci parla di una vita che sta oltre i confini del mondo.
Noi non siamo i migliori. Siamo normali. Godiamocelo. Perché saperci rapiti da Colui che è Straordinario, sarà ancora più bello. (Don Cristiano Mauri)

Rifletti

Non è semplice non sentirsi giudicati nella nostra società, in cui avere una fede non è poi così “alla moda”. Riesco a non vergognarmi del mio essere cristiano di fronte agli altri? Vivo con serena umiltà il mio cammino con Gesù?

Prega

Padre, mi abbandono a Te, fa’ di me ciò che ti piace.
Qualsiasi cosa tu faccia di me, ti ringrazio.
Sono pronto a tutto, accetto tutto, purché la tua volontà si compia in me,
e in tutte le tue creature: non desidero nient’altro, mio Dio.
Rimetto l’anima mia nelle tue mani, te la dono, mio Dio,
con tutto l’amore del mio cuore, perché ti amo.
È per me un’esigenza di amore, il donarmi a Te,
l’affidarmi alle tue mani, senza misura,
con infinita fiducia: perché Tu sei mio.
(Padre Charles de Foucauld)


AUTORE: Cristina e Emanuele Cattin, Michela e Paolo Buti
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi
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