Arcidiocesi di Pisa – Commento al Vangelo del 16 Giugno 2021

54

Il Signore ci insegna come praticare l’elemosina, la preghiera, il digiuno, perché non basta svolgere questa pratica per essere cristiani autentici, ma è “come” rispondiamo all’amore e al bene che lui ha fatto a noi. Gesù ci offre un nuovo tipo di rapporto con Dio, un rapporto autentico: “E il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà”. Ecco, il Signore mi invita a rivolgermi a Dio come a un padre tenero che sa quello che serve ai suoi figli; mi chiede di non concentrare tutto sul mio ego e di liberami dal desiderio di esibizionismo ed esteriorità; mi invita a togliere la maschera per imparare ad essere me stesso, per non fingere di essere, ma per diventare vero discepolo, autentico figlio. Fare del bene con gioia, senza farsi pubblicità, è la logica dell’amore vero, del distacco totale da ciò che si ha e che viene donato nella gratuità; è imitare Gesù che ha vissuto affidando tutto al padre, che, nel segreto, lo ha ricompensato.

Allora, quando siamo consapevoli di essere amati da Dio, il desiderio di fare del bene ai fratelli bisognosi, la preghiera profonda e intima per incontrare il Signore e il digiuno dalle cose del mondo diventano necessità naturali per esternare a lui la nostra risposta d’amore. E il padre nostro, che ci vede nel segreto, ci donerà la grazia e la libertà di sentirsi figli suoi. Lo esprime benissimo San Paolo nella seconda lettera ai Corinzi: «Fratelli, tenete presente questo: chi semina scarsamente, scarsamente raccoglierà e chi semina con larghezza, con larghezza raccoglierà.

Ciascuno dia secondo quanto ha deciso nel suo cuore, non con tristezza né per forza, perché Dio ama chi dona con gioia. Del resto, Dio ha il potere di far abbondare in voi ogni grazia perché, avendo sempre il necessario in tutto, possiate compiere generosamente tutte le opere di bene. Sta scritto infatti: “Ha largheggiato, ha dato ai poveri, la sua giustizia dura in eterno”» (2Cor 9, 6–9).

Per riflettere

Quando faccio del bene, quando prego o decido di fare un sacrificio, come vivo il mio rapporto con Dio? Cerco di essere spontaneo, autentico, me stesso?

Preghiera finale

Il digiuno non germoglia se non è innaffiato dalla misericordia.
Il digiuno inaridisce, se inaridisce la misericordia.
Ciò che è la pioggia per la terra, è la misericordia per il digiuno.
Quantunque ingentilisca il cuore, purifichi la carne, sradichi i vizi, semini virtù,
il digiunatore non coglie frutti se non farà scorrere fiumi di misericordia.
(San Pietro Crisologo)


AUTORE: Consiglio Diocesano di Azione Cattolica di Pisa, Beatrice Granaroli
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi

Articolo precedenteRodolfo Valdés – Commento al Vangelo del 16 Giugno 2021
Articolo successivoAlberto Maggi a Torino Spiritualità 2021 – “«Che cosa cercate?» Il desiderio di essere felici”