Arcidiocesi di Pisa – Commento al Vangelo del 12 Marzo 2021

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Tutti gli ebrei osservanti sono tenuti a rispettare una serie di precetti (più di seicento) riguardanti la vita quotidiana, la famiglia, i rapporti interpersonali e il rapporto con Dio. Questa normativa così abbondante fa sì che gli studiosi della legge si chiedano se esista un ordine di importanza fra questi precetti o se si debbano mettere tutti sullo stesso piano perché comandati da Dio. Lo scriba del brano evangelico di oggi ha sentito parlare Gesù, lo ha probabilmente apprezzato ed è interessato al suo parere. Gesù gli cita quasi letteralmente un brano del Deuteronomio, che ogni israelita osservante conosce bene perché lo proclama tre volte al giorno: amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutta la mente e con tutte le forze. E subito dopo ne aggiunge un secondo (non richiesto dallo scriba): amerai il prossimo tuo come te stesso. Evidentemente fra i due comandamenti c’è una gerarchia—il secondo scaturisce dal primo—ma sono indissolubili.

Occorre riflettere sul fatto che il brano del Deuteronomio inizia con l’esortazione “Ascolta, Israele”, che è parte essenziale del comandamento. Sai che devi amare Dio e i fratelli, ma se non ti metti in ascolto di Dio ogni giorno, se non costruisci con lui una relazione personale, potrai essere un buon teologo, ma non saprai come amare.
“Non sei lontano dal regno di Dio” dice Gesù: lo scriba non è ancora arrivato. Forse è proprio quella parola “Ascolta”, da lui omessa nella risposta, a dire la misura della strada che manca.

Per riflettere

Quando comincerai ad amare Dio, allora comincerai ad amare te stesso. Non temere: per quanto grande sia il tuo amore per Iddio, non lo amerai mai troppo. La misura di amare Dio è di amarlo senza misura.

Preghiera finale

Signore, insegnami a non parlare come un bronzo risonante
o un cembalo squillante, ma con amore.
Rendimi capace di comprendere
e dammi la fede che muove le montagne, ma con l’amore.
Insegnami quell’amore che è sempre paziente e sempre gentile;
mai geloso, presuntuoso, egoista o permaloso;
l’amore che prova gioia nella verità,
sempre pronto a perdonare,
a credere, a sperare e a sopportare.
Infine, quando tutte le cose finite
si dissolveranno e tutto sarà chiaro,
che io possa essere stato il debole
ma costante riflesso del tuo amore perfetto.
(Madre Teresa di Calcutta)


AUTORE: Consiglio Diocesano di Azione Cattolica di Pisa, Beatrice Granaroli
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi