Arcidiocesi di Pisa – Commento al Vangelo del 11 Novembre 2020

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Medita

Secondo la legge ebraica la lebbra era una malattia segno del peccato: i lebbrosi erano dichiarati impuri dai sacerdoti e dovevano vivere ai margini della comunità, lontani da tutti perché maledetti da Dio e dagli uomini. I dieci lebbrosi che si rivolgono Gesù sono mossi dalla fiducia e dalla speranza di essere in qualche modo accolti e ascoltati. Il loro grido: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!» è una richiesta di aiuto e di consolazione. Gesù li vede: il suo sguardo ricade su ognuno di loro, non è uno sguardo generale ma personale, con il quale accoglie la loro fiducia in lui e li invita a continuare ad averne, fidandosi della sua parola. Gesù li rimanda ai sacerdoti, che nella comunità erano coloro che avevano l’autorità di dichiararli guariti, e durante questo tragitto avviene effettivamente la guarigione. Dalle poche parole di questo brano si può solo intuire la fede che ha spinto i dieci lebbrosi a chiedere aiuto a Gesù: non ci sono gesti eclatanti che facciano pensare ad una fede straordinaria così forte da promuovere il miracolo. Si fidano semplicemente di lui, lo vanno a cercare e seguono la sua parola. La fede è evidentemente un mistero. È un dono che ci è stato dato ma che dobbiamo saper custodire e coltivare.

Dei dieci lebbrosi che sono guariti, uno solo, l’unico non giudeo, sente la necessità di tornare indietro a ringraziare e rendere lode a Dio “a gran voce” per il dono della guarigione: la sua gioia è incontenibile e la deve manifestare al mondo. Il samaritano, grazie alla sua fede, non solo ha ottenuto la guarigione del corpo, ma anche la salvezza dell’anima. Gli altri nove sono guariti dalla lebbra, ma non sono andati oltre. La salvezza vera, data dalla grazia di Dio, non riguarda solo il corpo, ma anche la mente e lo spirito: la persona torna integra nella sua interezza. Gesù ci insegna che questa salvezza è universale, rivolta a tutti coloro che aprono il cuore al Signore, che si fidano di Lui e che diventano per questo riflesso del suo amore.

Rifletti

Gli altri nove dove sono? Il samaritano riconosce il dono della guarigione e sente la necessità di tornare a ringraziare Gesù. Gli altri invece faticano a riconoscere l’azione di Dio, la danno forse per scontata e sono incapaci di riconoscerne la straordinarietà. Quante volte anche noi diamo per scontato il nostro cammino di fede, lo viviamo come un’abitudine e non ci accorgiamo della sua straordinarietà quotidiana.

Preghiera finale

Signore, grazie per il tuo amore,
grazie per la mano che continuamente ci tendi;
grazie perché ci ami nonostante le nostre miserie e la nostra ingratitudine;
grazie perché continui ad amarci anche quando rifiutiamo il tuo amore.
Grazie per tutti i tuoi doni, gli affetti, la musica, le cose belle.
Grazie per il dono del tuo figlio Gesù, che si è fatto uomo per ridarci la tua amicizia;
grazie perché Egli ha voluto restare con noi nel Sacramento dell’Eucaristia.
Grazie per la vita eterna che hai seminato in noi;
grazie per il dono della vita, Signore.


AUTORE: Consiglio Diocesano di Azione Cattolica di Pisa, Cristina Martinelli, Chiara Martinelli
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi