Arcidiocesi di Pisa – Commento al Vangelo del 10 Novembre 2020

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Medita

La gratuità del ministero apostolico, tema di questo brano, prolunga nel tempo ed estende nello spazio il mistero della misericordia di Dio. La gratuità è il segno essenziale dell’amore e il sigillo di appartenenza al Signore. Essa ci fa come lui, schiavi per amore. È la massima libertà che ci rende simili a Dio. La missione dei cristiani nel mondo è, prima di tutto, testimonianza dell’amore gratuito di Dio. Il cristiano è chiamato servo, schiavo di Gesù Cristo perché appartiene totalmente a lui. Questa schiavitù è la più alta realizzazione della libertà di amare perché rende il cristiano simile al suo Signore Gesù che è tutto del Padre e dei fratelli. Il lavoro dello schiavo è insieme dovuto e gratuito perché, sia lui che il suo lavoro, appartengono al Signore.

La traduzione: “Siamo servi inutili” non è esatta, perché lo schiavo che compie il suo lavoro non è inutile e perché Dio non ha creato nulla di inutile. Il termine greco “achreioi” significa inutili o senza utile, cioè senza guadagno. Ciò significa che i cristiani non fanno il loro lavoro apostolico per guadagno, per un utile personale, ma per dovere e gratuitamente: non per vergognoso interesse (cfr. 1Pt 5, 2), ma spinti dall’amore di Cristo Signore che è morto per tutti. L’apostolato è di sua natura gratuito e rivela la sorgente da cui scaturisce, l’amore gratuito di Dio: “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date” (Mt 10, 8). Ciò che Dio dà all’uomo non gli è dovuto in termini contrattuali, ma è grazia. Per quanto l’uomo possa impegnarsi o fare, tutto quello che riceve non è in proporzione con quello che egli ha compiuto: è sempre un’elargizione della bontà e misericordia di Dio. Occorre avvicinarsi sempre più a Dio e non preoccuparsi del trattamento che egli usa nei confronti dei suoi servi fedeli. Sarà sempre conforme alla sua bontà infinita, non alle umili prestazioni dell’uomo. (Padre Lino Pedron)

Rifletti

La consapevolezza di essere amati dell’amore gratuito di Dio, che ci invade senza che abbiamo fatto nulla per averlo meritato, che ci innalza al ruolo di figli e non di servi, ci spinge a renderne partecipi anche i fratelli. È qualcosa di troppo grande per tenerlo solo per noi. Essere riflesso per gli altri di questo amore, lo moltiplica, gli dà risonanza e genera altro amore. Da qui nascono la necessità del servizio e la gioia del dono gratuito agli altri.
Forse nel mio cammino devo ancora comprendere tutto questo, i miei passi sono ancora incerti, la mia fede è fragile. Ti prego Signore, rimuovi le mie resistenze al Tuo amore affinché sappia lasciarlo entrare nel mio cuore e trasmetterlo ai fratelli gratuitamente, come l’ho ricevuto.

Preghiera finale

Padre,
donaci l’umiltà del cuore,
perché cooperando con tutte le nostre forze alla crescita del Tuo Regno,
ci riconosciamo servi inutili,
servi che Tu hai chiamato al Tuo servizio,
per rivelarci le meraviglie del Tuo amore.
Amen.


AUTORE: Consiglio Diocesano di Azione Cattolica di Pisa, Cristina Martinelli, Chiara Martinelli
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi