padre Giovanni Vannucci – Commento al Vangelo per venerdì 1 Gennaio 2021

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IL NUOVO VOLTO DI DIO1

Le parole contenute nel testo del libro dei Numeri 6, 22-27 adombrano il volto che l’Eterno manifesta nella pienezza del tempo della Rivelazione, quando appariranno, in tutto lo splendore, la benignità e l’amore di Dio. Il volto dell’Eterno è un volto luminoso che benedice e protegge e ricolma di pace.

L’aspetto del rex tremendae maìestatis è abolito nella coincidentia oppositorum che si è attuata nel Fanciullo di Betlem; l’ombra e la luce, il peccato e la grazia, la giustizia e la misericordia, la materia e la Parola eterna, la carne e lo. spirito si sono incontrati nel cuore dell’uomo permettendogli la reintegrazione del suo essere.

L’esperienza della riconciliazione degli opposti, della misericordia con il rigore della giustizia, della compassione con l’intransigenza della condanna, cambia in profondità la psicologia umana. La coscienza umana non si rivolge più al mistero divino con timore e tremore, ma nella piena e amorosa fiducia del figlio verso il padre. Una nuova e calda corrente di vita la pervade, lo Spirito Santo, che la fa sentire figlia, erede dei beni divini e la rende ardita sì da gridare al mistero infinito: Padre! La legge viene fecondata dalla grazia, il timore abolito dall’amore, la percezione angosciale dell’assolutamente Altro dalla certezza della vicinanza amorosa del Padre.

Dire queste cose è poco e forse inutile, se non assecondiamo lo Spirito di Dio che ci sprona a vivere la nuova rivelazione di Dio e a superare i dolorosi dualismi che accompagnano, dilacerandoci, il nostro cammino religioso.

Coll’incontro dell’infinito e del finito nel Fanciullo di Betlem è avvenuto un capovolgimento di alcune immagini religiose anteriori. L’immagine della Natività è centrata nella figura del Fanciullo, oggetto di venerazione e di gioia, e in quella della Vergine-Madre che accoglie e custodisce le parole e i fatti del memorabile evento. Il Vecchio Testamento si apre con un’altra immagine: la carne dell’uomo. Adamo, genera una donna, Eva. Il Nuovo Testamento invece comincia con un’opposta immagine: Maria è la madre dell’uomo nuovo, Gesù Cristo. Nel Vecchio Testamento la donna nasce dall’uomo senza la mediazione di una madre, nel Nuovo Testamento l’uomo nasce dalla donna senza la mediazione di un padre. Eva è in condizione di passività nei confronti di Adamo, in Maria la femminilità si riveste di una funzione attiva, creatrice a immagine della sapienza divina.

Il rapporto tra Maria e Gesù è l’antitipo di quello tra Adamo ed Eva. Maria e Adamo sono i genitori, Eva e Gesù sono i figli. Maria è colei che accoglie la Parola eterna e la custodisce in sé, proteggendola e facendola fiorire. Nella sua missione Maria, e con lei la femminilità della nuova èra che si apre all’Incarnazione, ha il compito di accogliere, custodire, incarnare, i pensieri divini e dar loro una figura vivente, missione che, considerata dal punto di vista dei mutamenti psicologici e mentali indotti nell’umana coscienza, cancella l’immagine severa del Dio giudice sostituendola con quella del volto compassionevole e misericordioso del Padre.

L’immagine Maria-Figlio segna la fine del monoteismo virile del Vecchio Testamento, e di conseguenza del dispotismo del patriarcato. L’Unico in lei si è rivelato come figlio, amore, come Spirito Santo che rende feconde le matrici interne perché generino i figli di Dio nel pieno diritto di gridare: Padre!

Maria, e con lei la femminilità redenta, conserva e custodisce le parole e gli eventi dell’Incarnazione eterna per consegnarli ai cuori semplici che si accostano con gioia, come i pastori, al suo mistero.

1 Giovanni Vannucci, «Il nuovo volto di Dio», 01° gennaio Anno B, in Verso la luce, 1a ed. Centro studi ecumenici Giovanni XXIII, Sotto il Monte (BG) ed. CENS, Milano 1984; pag. 30-31.