Laura Paladino – Commento al Vangelo del 25 Dicembre 2021

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Un Dio che stravolge la mia quotidianità

È apparsa la grazia di Dio, apportatrice di salvezza per tutti gli uomini. Nella notte di Natale risuonano le parole di san Paolo, che fanno eco a quelle del profeta Isaia: il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce. Tutti possiamo vedere Dio: è lì, adagiato nella mangiatoia di una stalla, tra derrate e animali. È lì, nel vagito di un Bambino nato nella totale indifferenza della storia. È lì, accudito da una mamma e da un papà venuti da lontano, obbedienti alle leggi divine e umane, che stanno sperimentando la gioia traboccante della paternità e della maternità nella condizione del più completo stravolgimento delle loro aspettative. È lì che anche noi, finalmente, possiamo vedere Dio. Come? Ci crediamo davvero? Davvero guardiamo un neonato e vediamo in lui l’infinito? Davvero abbiamo occhi per riconoscere la luce che prorompe nella notte, la grazia che ci salva, la grande notizia di Bene che ci raggiunge e ci invita alla gioia?

Il Natale del Signore, l’incarnazione di Dio nel Figlio, è un mistero che sconvolge l’esistenza di tutti. Per questo risuona costantemente, negli annunci degli angeli, l’invito a non avere paura: non temere, Maria; non temere, Giuseppe; non temere, Zaccaria; non temete, pastori. Non temete. Aprite, spalancate le porte a Cristo. Non abbiate paura del bambino.

Diremo: e chi mai potrebbe avere paura di un bambino? Eppure, la paura del bambino paralizza tanti, da Erode in poi, e la persecuzione contro di lui si manifesta fin dai primi giorni della sua vita, coinvolgendo nel sacrificio tanti piccoli innocenti. Lo stupore per la sua nascita mette in moto solo quanti non respingono l’invito a non temere e gli vanno incontro. Sembra assurdo, ma ci vuole coraggio per ricevere il bambino, per accogliere in lui il nostro Dio fatto uomo per la salvezza del mondo. […]

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