don Claudio Doglio – Commento al Vangelo del 10 Aprile 2020

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Sulla Croce si compie il progetto di Dio e Gesù ne è consapevole. Nel Vangelo secondo Giovanni, prima di consegnare lo Spirito, il morente afferma: «È compiuto», cioè “è raggiunto il fine”.

Gesù dichiara che il suo amore permette di raggiungere il fine: il fine dell’uomo è ottenuto. In quel momento la nostra vita supera il fallimento: ognuno di noi è fondato sulla Croce di Cristo, certo che da essa sgorga la nostra salvezza, perché sulla Croce Gesù ha realizzato il fine di renderci capaci di amare come lui.

Il fine è raggiunto non attraverso la sofferenza, ma attraverso l’amore! Gesù non ci salva perché ha sofferto tanto, ma perché ha amato tanto. Anche nella sofferenza è rimasto fedele al Padre e all’umanità: ha amato Dio con tutto il cuore e ha amato l’umanità al punto di dare se stesso.

Questo amore divino, che si rivela sulla Croce, è una potenza che cambia la nostra vita, che la riempie di senso e di valore: noi possiamo vivere bene grazie a questo amore grande che ci è stato donato. Ci ha amato da morire e ci ha dato la capacità di amare come Lui.

Pietro, mentre rinnega il Maestro, ha freddo, perché ha poco amore, è legato al Signore da scarso affetto. L’amore di Gesù invece riscalda il cuore: trionfa sul gelo del peccato e sulla freddezza dell’egoismo.

Il Venerdì Santo non è il funerale di Gesù: è il trionfo dell’amore. Nell’abbraccio divino del Crocifisso ognuno di noi sente di non essere un fallito, ma di poter raggiungere il fine della propria vita, amare veramente ed essere con il Signore per sempre.

Commento al Vangelo di Giovanni 18, 1-19-42 a cura di don Claudio Doglio