Commento al Vangelo di lunedì 6 Gennaio 2020 – don Alessandro Pronzato

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Ci sono tutti gli ingredienti per trasformare questa pagina in un racconto avventuroso, da inserire nel catalogo degli episodi che leggiamo volentieri. Ci sono personaggi misteriosi, quasi fiabeschi, un viaggio che accende la fantasia, una stella, un attimo di suspense, un re crudele regolarmente gabbato, dei doni principeschi, e l’immancabile lieto fine.

Invece, a esaminarla attentamente, non è per nulla una pagina riposante. Al contrario, una pagina scomoda.

Per rendercene conto, sarà sufficiente mettere a fuoco questo viaggio nei suoi aspetti più ostici, ripulendolo, naturalmente, da quella cornice romanzesca che gli abbiamo affibbiato.

Questo episodio è una delle tante sconvolgenti sorprese del Vangelo.

PRIMA SORPRESA: LA STRADA

I Magi hanno visto la stella. Ne hanno seguito il richiamo. Ma la stella non li ha accompagnati a passo a passo. Per eliminare tutte le incertezze, tutte le difficoltà del cammino. Hanno percorso la loro strada, affrontandone i rischi, le oscurità, i dubbi, gli imprevisti. Hanno vissuto fino in fondo la loro avventura.

La nostra tentazione, nella vita cristiana, è di pretendere una strada sicura, diritta, perfetta, una specie di autostrada dello spirito.

Con cartelli segnaletici ben visibili e completi di indicazioni di ogni genere. Semafori collegati direttamente al cielo, che ci diano, senza possibilità di equivoci, il segnale verde di via libera oppure ci impongano perentoriamente il rosso dello stop.

Soprattutto pretendiamo una strada sempre perfettamente illuminata. Pretendiamo una risposta esatta, sicura per ogni genere di problemi, quasi che il cristianesimo fosse una macchinetta automatica dispensatrice di risposte prefabbricate; e bastasse inserire il gettone della richiesta e premere il bottoncino.

Pretendiamo la pace. E il Signore ci presenta, invece, la spada.

E il Signore si diverte a mandare in frantumi la nostra pace effimera e provvisoria, come un vaso di cristallo colpito da una sassata. Tocca a noi ricomporlo faticosamente, pezzo per pezzo. La pace è una conquista, non qualcosa che piova dal cielo senza lotta, senza drammi.

Nei nostri ambienti c’è una autentica inflazione di pace fasulla, fondata sull’inerzia, l’ipocrisia, le dimissioni più vili dai nostri impegni di sincerità, coerenza e fedeltà.

Urge far crollare queste paci POCO cristiane. Dobbiamo agitare, scaraventando dentro dei macigni, le acque stagnanti. Il cristianesimo può essere un torrente impetuoso o un fiume maestoso, mai uno stagno che nasconde ogni genere di marciume o di vegetazione sospetta.

Dobbiamo fabbricarci la pace con le nostre mani, pezzo per pezzo, passando attraverso le bufere, accettando le conseguenze e i fischi di certe scelte, facendo fino in fondo il nostro duro mestiere di Cristiani.

Soltanto cosi la pace sarà una cosa nostra, che nessuno potrà toglierci.

Pretendiamo la luce. Tutto chiaro, Tutto esatto. Tutto perfettamente logico.

Ma il cristianesimo non è una matematica. E la sua geografia è una geografia piuttosto strana (loca, direbbero gli spagnoli), sempre imprevedibile.

La verità non è un capitale depositato in banca, cui possiamo attingere in ogni momento e che ci mette al riparo da tutti gli imprevisti.

Non è neppure un guanciale su cui possiamo schiacciare sonni tranquilli. La luce? Ma che cos’è questa ricerca infantile, pignola, ossessionante della luce a ogni costo? Perché non accettiamo serenamente, anche se dolorosamente, di camminare al buio, di illuminare

gli altri anche quando dentro di noi si sono addensate le tenebre più tragiche ?

Ma avremo tutta l’eternità, tutto il Paradiso per contemplare la luce senza ombre… (perché… non dobbiamo mica disperare di arrivare in Paradiso. pare, stando ad alcune indiscrezioni fornite dai

mistici, che là ci sia posto anche per i cristiani!).

Accettazione, quindi, della nostra strada. Che è sempre una strada scomoda, irta di difficoltà, di imprevisti e di sorprese. Saper camminare al buio, accettare il rischio, gustare l’avventura cristiana in tutta la sua drammaticità.

Si batte il naso. Che importa? I martiri sono arrivati di là con qualcosa di più del naso ammaccato.

SECONDA SORPRESA: I PROFESSIONISTI DELLA LEGGE

I Magi pensavano di essere arrivati in porto, una volta a Gerusalemme. Là c’era un re, c’erano i sacerdoti, c’erano gli esperti della Legge, che dovevano per sapere qualcosa del bambino. Invece, grossa sorpresa…

Altro paradosso: gli elementi inanimati adempiono fedelmente alla loro funzione di «segno». La stella svolge con esattezza il proprio compito di «segno» della nascita del Salvatore. L’uomo, Capolavoro della creazione, rifiuta di diventare un «segno» del Cristo.

Noi… siamo «segni» oppure nascondiamo tante volte, con la nostra spaventosa opacità, il volto del Cristo?

Ancora, Gli scribi e i sacerdoti hanno offerto ai Magi una risposta puramente dottrinale, teorica, libresca, esatta finché si vuole, ma sempre una risposta fredda.

Molto meglio avessero potuto rispondere: noi ci siamo già stati; vi accompagniamo noi a quella casa.

Oggi il mondo attende da noi una risposta Vitale e rifiuta decisamente una risposta esclusivamente teorica. Se gli uomini ci chiedono conto del Cristo, del luogo dove lo si può trovare, del suo messaggio, delle Sue beatitudini, delle virtù da lui praticate, dobbiamo saper dare una risposta basata sulla nostra esperienza personale, pagata con la vita, sofferta nella nostra carne.

È troppo facile fare i cartelli stradali, che indicano la direzione esatta, ma che in quella località non ci sono mai stati.

È troppo comodo parlare di una geografia dove non abbiamo mai messo piede.

È ingiusto ricamare chiacchiere su una Grotta, mentre viviamo al calduccio della nostra casa, coi vetri appannati dalle nostre astruserie mistiche e ideologiche o dal nostro spirito

borghese, che ci impediscono di bruciarci gli occhi alla realtà troppo scomoda che ci circonda.

Attenti a non trasformarci in oracoli dispensatori di risposte bell’e fatte per tutti i problemi, per tutte le difficoltà. Mentre noi certi problemi, certe angosce, certi drammi non li abbiamo mai vissuti. Non li abbiamo mai sofferti dolorosamente. Non ci hanno mai tolto il sonno e l’appetito.

Cerchiamo di buttar fuori meno parole, ma di essere piuttosto compagni di viaggio.

TERZA SORPRESA: BASTANO QUEI DONI?

Si saranno accorti, i Magi, che i loro doni erano spaventosamente insufficienti rispetto alla grandezza del Bambino? Poteva bastare il loro incenso, il loro oro, la loro mirra a controbilanciare l’amore di quel Bambino? È l’ultima, dolorosa sorpresa… L’inadeguatezza del dono rispetto al «destinatario».

C’è un pensiero di sant’Ambrogio che mi toglie il respiro: «Dio non bada tanto a quello che gli doniamo, quanto piuttosto a ciò che riserviamo per noi».

Adesso, chi può essere soddisfatto dei doni che ha offerto al Signore, si accomodi pure…


Letture della
EPIFANIA DEL SIGNORE – ANNO A
Colore liturgico: BIANCO

Prima Lettura

La gloria del Signore brilla sopra di te.

Dal libro del profeta Isaìa
Is 60,1-6

Àlzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te. Poiché, ecco, la tenebra ricopre la terra, nebbia fitta avvolge i popoli; ma su di te risplende il Signore, la sua gloria appare su di te. Cammineranno le genti alla tua luce, i re allo splendore del tuo sorgere. Alza gli occhi intorno e guarda: tutti costoro si sono radunati, vengono a te. I tuoi figli vengono da lontano, le tue figlie sono portate in braccio. Allora guarderai e sarai raggiante, palpiterà e si dilaterà il tuo cuore, perché l’abbondanza del mare si riverserà su di te, verrà a te la ricchezza delle genti. Uno stuolo di cammelli ti invaderà, dromedari di Màdian e di Efa, tutti verranno da Saba, portando oro e incenso e proclamando le glorie del Signore.

Parola di Dio

Salmo Responsoriale

Dal Sal 71 (72)
R. Ti adoreranno, Signore, tutti i popoli della terra.

O Dio, affida al re il tuo diritto,
al figlio di re la tua giustizia;
egli giudichi il tuo popolo secondo giustizia
e i tuoi poveri secondo il diritto. R.

Nei suoi giorni fiorisca il giusto
e abbondi la pace,
finché non si spenga la luna.
E dòmini da mare a mare,
dal fiume sino ai confini della terra. R.

I re di Tarsis e delle isole portino tributi,
i re di Saba e di Seba offrano doni.
Tutti i re si prostrino a lui,
lo servano tutte le genti. R.

Perché egli libererà il misero che invoca
e il povero che non trova aiuto.
Abbia pietà del debole e del misero
e salvi la vita dei miseri. R.

Seconda Lettura

Ora è stato rivelato che tutte le genti sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità.

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni
Ef 3,2-5.5-6

Fratelli, penso che abbiate sentito parlare del ministero della grazia di Dio, a me affidato a vostro favore: per rivelazione mi è stato fatto conoscere il mistero. Esso non è stato manifestato agli uomini delle precedenti generazioni come ora è stato rivelato ai suoi santi apostoli e profeti per mezzo dello Spirito: che le genti sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo e ad essere partecipi della stessa promessa per mezzo del Vangelo.

Parola di Dio

Vangelo

Siamo venuti dall’oriente per adorare il re.

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 2,1-12

Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele”». Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo». Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.

Parola del Signore