Commento al Vangelo di giovedì 15 Agosto 2019 – Clarisse Borgo Valsugana

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Clarisse

Il commento al Vangelo di giovedì 15 Agosto 2019 è curato dalle sorelle Clarisse di Borgo Valsugana, Trento.

Assunzione della beata vergine Maria

Un segno di consolazione e di sicura speranza

Nel cuore dell’estate, quando tutto nella natura è un’esplosione di vita, la Chiesa celebra l’assunzione al cielo di Maria. La promessa di definitività racchiusa nella pienezza di fecondità del creato trova così corrispondenza e conferma nel destino della vita della madre del nostro Signore. Per comprendere e  contemplare nella verità il suo destino dobbiamo fissare lo sguardo nella gloria del Figlio. Infatti Maria, che come nessun altro è da sempre appartenuta a Cristo, avendolo partorito nella carne e più ancora nella sua stessa vita credente, alla fine della sua esistenza terrena trova il porto definitivo al suo pellegrinare nella fede nella vita divina del Figlio. E la vita del Figlio è «nel seno del Padre» (Gv 1,18). Qui, dunque, dobbiamo fissare lo sguardo, se vogliamo trovare Maria. Qui vediamo in lei per prima divenire realtà piena il progetto d’amore del Padre per le sue creature. Egli, che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha consegnato per tutti noi, insieme a lui ci vuole donare ogni cosa (cf. Rm 8,32). In Maria ogni dono, corporale e spirituale, è già stato portato a compimento. Per questo oggi la Chiesa celebrandola può cantare: «Morendo sei viva» (dalla liturgia ortodossa). E insieme getta in anticipo uno sguardo sul suo stesso destino, perché «proprio contemplando questa morte, noi comprendiamo che la morte non esiste più, che la morte stessa dell’uomo è diventata un gesto di vita, il suo ingresso in una vita più grande, la vita vivente» (Aleksandr Smeman).

Messa vespertina nella vigilia

Prima lettura  

Al centro della tenda

Solitamente facciamo attenzione a custodire e cerchiamo di valorizzare quanto abbiamo di più caro e prezioso. Così fa il re Davide con l’arca dell’alleanza, che non solo è la ricchezza più grande di Israele, ma rappresenta anche la sua stessa identità. Infatti è nell’alleanza con Dio che Israele è stato costituito come popolo. Ecco perché il posto dell’arca è al centro della tenda, al centro della vita di Israele. Ecco perché la fede cristiana ha visto nell’arca un simbolo di Maria. Per mezzo di lei, infatti, quest’alleanza di Dio con il suo popolo ha raggiunto la pienezza con l’incarnazione del suo Figlio.

Seconda lettura 

La morte è stata inghiottita nella vittoria

Sappiamo bene ciò che avviene di quanto mangiamo: è destinato a trasformarsi in energia e forza per il nostro corpo e la nostra vita. Paolo, scrivendo ai cristiani di Corinto, ricorre a questo paragone per introdurli nel modo divino con cui Cristo ha sconfitto la morte, destinandola a non lasciare nessun residuo contrario alla vita in quanti partecipano della sua vittoria su di essa.

Vangelo  

Beati coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano

La persona, i gesti, le parole di Gesù hanno una tale forza attrattiva che chi lo incontra è come costretto a subire e riconoscere il suo fascino. Così la voce che si alza dalla folla, voce di donna, secondo la propria sensibilità femminile dichiara beata, fortunata, la donna che l’ha partorito: affermando il merito della madre, afferma insieme la bellezza del figlio. Gesù, però, corregge il tiro dell’espressione ammirata di questa donna, dichiarando che la radice della bontà della sua persona non sta nei legami di sangue, ma nel suo legame con Dio. Le parole di Gesù, nello stesso tempo, fanno luce anche sulla radice della vera grandezza e merito di Maria, che è, sì, nell’essere sua madre, ma più ancora nell’essere madre-discepola.

Messa del giorno

Prima lettura  

Un segno grandioso apparve nel cielo

Attraverso i suoi simboli, misteriosi e affascinanti, il libro dell’Apocalisse ci assicura che la nostra vita e l’intera storia sono custodite e poste sotto il sigillo della potenza di Dio. Nessuna forza contraria è in grado di opporsi a essa vittoriosamente; per quanto si scateni non può prevalere, è destinata alla sconfitta. L’Apocalisse vuole aprire i nostri occhi a riconoscere la salvezza e l’amore di Dio operanti nella nostra esistenza. Insieme apre i nostri occhi a riconoscere i segni con cui la potenza di Dio si rivela. Potenza di Dio è quello che ai nostri occhi appare umile e debole: una donna nel travaglio del parto. Eppure per l’Apocalisse è «un segno grandioso» (12,1).

Seconda lettura 

In Cristo tutti riceveranno la vita

La grande nemica dell’uomo, da sempre, è la morte. Per tutti gli uomini, infatti, arriva il momento nel quale confrontarsi con essa, uscendone sempre sconfitti, sia che si tratti di un a faccia a faccia sia che tocchi qualcuno particolarmente amato. Cosicché nell’esperienza umana la morte è diventata una delle più grandi obiezioni alla positività della vita. L’evento di Cristo, però, culmine della storia umana, ha rivelato qual è il vero posto della morte, sotto i suoi piedi, manifestando al contempo quale sarà l’esito finale del confronto degli uomini con essa: a essere sconfitta fino all’annientamento sarà la morte, perché quanti sono di Cristo sono destinati a ricevere la vita.

Vangelo  

Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente

Com’è bella la corsa di Maria verso la casa di Elisabetta! Una corsa di 150 km per condividere con la cugina la gioia della vita nascente, per condividere l’umile grandezza dell’opera di Dio nella vita di entrambe. L’inizio della nostra redenzione è custodito nell’incontro tra queste due donne, che hanno in comune l’aver fatto spazio nella loro esistenza al progetto di salvezza di Dio, ai suoi pensieri buoni su di loro. Si sono entrambe fatte grembo per Dio e Dio ha riempito il loro grembo con la sua vita. Come sono belli gli inizi della nostra redenzione: una semplice e domestica scena di due donne incinte che gioiscono per quanto di più umile e contemporaneamente grande esista, la vita. Com’è bella la corsa di Maria! anticipo profetico della corsa di altre donne la mattina di Pasqua con il loro stupefacente annuncio: Dio è Dio della vita, la dona in abbondanza, e la vita che dona è destinata a non morire.

Messale festivo 2019 delle Edizioni Messaggero Padova
Il Messale delle domeniche e feste 2019 è pensato per aiutare a partecipare attivamente alla liturgia, servendosi anche delle accurate introduzioni alle singole feste. Contiene tutti i testi liturgici del Messale e del Lezionario delle domeniche e feste, dal primo gennaio fino all’ultima domenica di dicembre 2019, con un ampio approfondimento liturgico-pastorale per chi vuole preparare o continuare a casa la riflessione sulla Parola.
Introduzioni alle celebrazioni, presentazioni e commenti alle letture del Vangelo sono curate delle suore clarisse del Monastero San Damiano di Borgo Valsugana (TN) * preghiere dei fedeli a cura della Comunità di Bose

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