Omelia del Card. Vicario Angelo De Donatis durante i Funerali di Stato dell’Ambasciatore d’Italia nella Repubblica Democratica del Congo, Luca Attanasio, e del carabiniere Vittorio Iacovacci

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Funerali di Stato dell’Ambasciatore d’Italia nella Repubblica Democratica del Congo, Luca Attanasio, e del carabiniere Vittorio Iacovacci

OMELIA DEL CARDINALE VICARIO ANGELO DE DONATIS

Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri 25 febbraio 2021

Fratelli e sorelle,

porto in questo momento il saluto, la vicinanza e la preghiera a tutti da parte di Papa Francesco.

In questo giorno sentiamo come nostra l’angoscia di tre famiglie, di due Nazioni e dell’intera famiglia delle Nazioni. Angoscia perché manca la pace tanto desiderata; angoscia perché vi sono ancora troppi cuori di uomini che, invaghiti dal denaro e dal potere, tramano la morte del fratello. Angoscia perché le promesse di giustizia sono disattese. Luca e Vittorio e Mustafà Milambo sono stati strappati da questo mondo dagli artigli di una violenza stupida e feroce, che non porterà nessun giovamento ma solo altro dolore. Dal male viene solo altro male. Vengono in mente le parole di rammarico di Gesù: “Se trattano così il legno verde che ne sarà di quello secco?”. Se questa è la fine degli operatori di pace, che ne sarà di tutti noi?

Vediamo però come oggi, nella nostra angoscia, Dio ci voglia consolare e ci voglia indicare una via speranza.

La Prima Lettura ci ha ricordato la vicenda della regina Ester: “In quei giorni Ester cercò rifugio presso il Signore, presa da un’angoscia mortale”. Cos’era successo? Il funzionario della corte di Artaserse, Aman, odiava i giudei e tramò presso il re mentendo sulla loro fedeltà alle leggi per indurre il sovrano a prendere provvedimenti definitivi nei loro confronti. E ci riuscì. Il decreto del re sanciva che il “popolo di Dio” doveva essere annientato. Ma Ester – figlia di ebrei e da poco regina – decise che non poteva restare a guardare lo sterminio del suo popolo dalla finestra della reggia. Doveva fare qualcosa, mettendo da parte i suoi interessi privati. Si rivolse al Signore per avere il coraggio di recarsi senza permesso presso la sala del trono – ove, chi entrava veniva ucciso sul posto – e svelare al re le trame di Aman. E’ bella questa preghiera di Ester, è meravigliosa: ella non domanda a Dio di intervenire, ma chiede il coraggio necessario per agire, per affrontare senza paura il potente sovrano.

In altre parole, Ester supplica Dio di potersi “sporcare le mani”. Un grande insegnamento, cari fratelli e sorelle, viene oggi per tutti noi da questa vicenda. Facciamo anche noi oggi questa preghiera: “Dacci Padre Santo il coraggio per dire che la violenza non è una fatalità; dacci la forza di dire che possiamo fare qualcosa di giusto, piccolo o grande che sia”. La violenza sta tornando di moda in ogni ambiente e in ogni latitudine, non è solo qualcosa che si manifesta nel Nord Est del Congo, lontano da qui. Spesso la violenza, che si annida nel fondo dell’anima, si camuffa da insensibilità. Occorre smascherare il germe dell’indifferenza violenta che è nei cuori e dire: “è un problema mio”. Questi nostri fratelli hanno deciso come Ester di compromettersi con l’esistenza degli altri anche a costo della propria vita. Oggi piangere è doveroso. Uniti al pianto di Zacchia, la moglie di Luca, delle tre figlie, della promessa sposa di Vittorio, della famiglia di Mustafà; ci uniamo al pianto dei genitori, dei parenti e degli amici di questi tre nostri fratelli. È il pianto di tanti missionari, dei tanti italiani e dei tanti congolesi che hanno ricevuto il loro aiuto. È il pianto di chi si percepisce in pericolo, sente l’odio e la follia bussare alla porta della propria vita. È il pianto di chi si sente smarrito e senza forze. È il pianto di un popolo, quello del Congo, crudelmente devastato dalla violenza e che vede tutti i giorni morire i suoi figli.

Il Vangelo ci consegna un insegnamento che ci sottrae al ruolo di spettatori: “Tutto quello che volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro”. È la regola d’oro: amare senza cercare monete di contraccambio, impegnarsi senza aspettare che gli altri si impegnino, attendere sapendo che il bene seminato nel pianto porta sempre un frutto di gioia. Amare vale sempre la pena, comunque vada a finire. Niente è inutile agli occhi del Signore. Nulla di ciò che facciamo per amore, anche la più piccola azione, nulla cade nel vuoto. Questo Dio non lo permette.

Tutto quello che questi nostri fratelli hanno seminato è nella memoria eterna di Dio. E allora mentre oggi preghiamo insieme, vogliamo che sia un giorno in cui la preghiera per la pace in Congo e in tutte le nazioni lacerate dalle varie forme di guerra e di violenza, sia oggi innalzata da tutti noi al cielo. Sia oggi un giorno nel quale molti sentano la chiamata ad essere costruttori di pace, alzandosi in piedi, facendo in modo che si realizzi ovunque una fratellanza umana basata sulla giustizia e sull’amore rivelato dal Crocifisso Risorto.

Così sia!