Impressioni di p. Antonio Spadaro sul nuovo Governo

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ABBIAMO VISSUTO UNA CRISI DI GOVERNO davvero singolare sia per il momento nel quale è avvenuta sia per le sue modalità. In un mese si è sprigionata una polarizzazione che ha agitato gli animi e ha diviso gli italiani. I social, oltre a restare efficace piattaforma di discussione, sono diventati il tubo di scappamento dei sentimenti peggiori.

PRIMO COMPITO DEL NUOVO GOVERNO dovrebbe essere quello di svelenire il clima che si è creato, ponendo al centro i valori fondanti dello stare assieme. Dobbiamo poterci riconosce tutti innanzitutto come cittadini, come popolo. L’avversario politico non deve essere inteso come «nemico», e questo è possibile se ci si confronta sui fatti e le proposte, non sulle retoriche da campagna elettorale. Bisogna smettere di definire «inciucio» le regole della nostra democrazia parlamentare o di considerare i cittadini come followers.
Il Parlamento deve diventare nuovamente centrale. Un Paese si distrugge uccidendo la capacità di unire, e le regole servono anche all’unità. Ci vogliono dunque gesti di inclusione.
Non ho ricette per depurare il clima politico, anche se nel gennaio scorso su La Civiltà Cattolica avevo indicato sette parole per il 2019 che, a rileggerle oggi, mi sembrano valide in questo frangente.

IN OGNI CASO CREDO PRIORITARIE ALCUNE COSE.

1. Bisogna innanzitutto dare un taglio al clima da perenne campagna elettorale in cui il Paese è stato gettato. Il governo agisca con serenità, affrontando i problemi con compostezza.

2. Un punto di sintesi sul quale lavorare molto per svelenire le tensioni è la valorizzazione della cittadinanza e della partecipazione, che va incentivata in un tempo in cui gli italiani si sentono estranei al potere. Occorre recuperare l’effettività dell’essere cittadini altrimenti la democrazia si atrofizza e si rischiano innamoramenti per i «capitani» di turno. Una seria riflessione sulla legge elettorale, a mio parere, fa parte di questo percorso.

3. Per svelenire il Paese il governo deve affrontare lo stato di disagio profondo della classe media, anche frutto del carattere globale dell’economia e della finanza. Si deve ripartire dalla questione sociale (disuguaglianze, povertà, lavoro) e varare misure a sostegno delle famiglie e della natalità (al di là delle retoriche ascoltate in questi ultimi mesi), dei disabili e per l’emergenza abitativa. Bisogna lavorare sulla sostenibilità, sulla crescita sostenibile, sulla tutela di beni e servizi (scuola, acqua pubblica, sanità…).

4. Il tema delle migrazioni va affrontato efficacemente e in un quadro europeo, ma va spenta la propaganda che ha visto i migranti vittima di un tentativo di distrazione di massa dai veri problemi sul tappeto. Il risultato è stato l’emergere di un sentimento di razzismo, xenofobia e di disprezzo dei diritti umani e della solidarietà, persino delle Ong, potenzialmente devastante per la coesione sociale.

5. Infine: in questi mesi è stato incentivato l’odio strumentale per le istituzioni europee. Il risultato ha rischiato di essere l’isolamento e l’irrilevanza internazionale dell’Italia. Occorre ricostruire una narrativa che ribadisca l’impegno e l’appartenenza leale all’Unione Europea per migliorarla.

Se il dibattito politico è indispensabile, la polarizzazione lo stronca. Dobbiamo tornare alla politica. Ne va della sanità della nostra democrazia il nostro bene prezioso.

Via FB

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