Faac: il «capitalismo nel nome di Dio» funziona – Milena Gabbanelli

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La storia inizia nel 2012 quando Michelangelo Manini, figlio unico del fondatore della Faac, Giuseppe, muore ad appena 50 anni. Single e senza eredi, regala il 66% dell’azienda di famiglia all’Arcidiocesi (di Bologna), insieme alle proprietà immobiliari e 140 milioni di liquidità in banca. Il restante 34% è della società francese dell’automazione Somfy, che offre poco più di un miliardo di euro per rilevare tutto, ma la Diocesi rifiuta. Nel frattempo i parenti di Manini intentano una causa che si conclude con un accordo datato 7 luglio 2014: la Curia liquida i parenti con 60 milioni di euro, con pagamento a rate. Nel maggio 2015 viene liquidato anche il socio di minoranza Somfy con uno scambio di azioni e, a quel punto, la Faac diventa al 100% dell’Arcidiocesi.

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