Brevi note della Segreteria Generale CEI sulla settimana appena passata (23-29 marzo 2020)

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don Giuseppe Berardelli
don Giuseppe Berardelli foto da https://www.araberara.it/casnigo-memoria-don-giuseppe-berardelli-morto-sul-campo-da-prete-gli-avevamo-comprato-un-respiratore-ma-lo-ha-rifiutato-lo-ha-donato-a-chi-era-piu-giovane/26406/

“Carissimi, sono molto contento che la CEI abbia stanziato fondi ulteriori per le Caritas, che in questo momento stanno facendo tanto. Ma presto l’emergenza sarà quella del lavoro e dei lavoratori in sofferenza…

Un altro problema che si affaccerà presto, per le nostre curie diocesane, sarà la sofferenza economica delle parrocchie e delle comunità religiose.

Le parrocchie hanno dovuto sospendere le benedizioni delle famiglie e la celebrazione domenicale, con relative offerte. Ora sai bene anche tu che le nostre parrocchie vivono di questo. Alcune, le più piccole, solo di questo, per andare avanti e pagare tutte le incombenze comunitarie: utenze, attività pastorali, e anche i mutui dove ci sono.

Ora la domanda da vescovo diocesano è: ci sarà una disponibilità dei fondi 8×1000 dalla CEI per questa emergenza? Le curie più piccole hanno già destinato i fondi ordinari alle necessità previste e, in genere, non hanno altre fonti di introito o altre risorse. Difficilmente passata la crisi potremo chiedere alla nostra gente, alle famiglie, di sostenere anche questo sforzo economico.

Penso sia importante sapere di poter trovare nella Segreteria generale un buon interlocutore anche per questo…

E sulla stessa scia, ho già sentore che alcune delle nostre comunità religiose, specie le monastiche e le femminili, andranno in sofferenza economica a causa della mancata vicinanza dei loro consueti benefattori, o della attuale impossibilità di poter portare avanti quelle piccole iniziative che garantivano la sussistenza.

A chi chiederanno aiuto se non alle nostre curie? Già lo fanno con le nostre Caritas per gli alimenti e le utenze…”.

La lettera di Mons. Luciano Paolucci Bedini, Vescovo di Gubbio, sintetizza le preoccupazioni espresse in questi giorni da tanti Pastori. Per un contributo di risposta, la Presidenza sta confrontandosi con i Presidenti delle Conferenze Episcopali Regionali e, attraverso di loro, con l’intero Episcopato.

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All’interno di un rapporto di cordiale collaborazione, la settimana si apre con il confronto in Segreteria di Stato sulle celebrazioni della Settimana Santa.

La straordinaria situazione, che si è venuta a determinare a causa della diffusione della pandemia, porta ad un aggiornamento delle celebrazioni liturgiche presiedute dal Santo Padre, aggiornamento in ordine sia al calendario che alle modalità di partecipazione. Il 27 marzo viene pubblicata la notizia che il Papa celebrerà all’Altare della Cattedra senza concorso di popolo.

Due giorni prima, mercoledì 25, un Decreto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti aggiorna – “su mandato del Santo Padre” – le indicazioni generali e i suggerimenti già offerti in un precedente Decreto del 19 marzo.

Il testo della Santa Sede disciplina le celebrazioni della Settimana Santa, dando disposizioni specifiche per i Paesi colpiti dall’emergenza sanitaria. In particolare, stabilisce che i Vescovi e i Presbiteri evitino la concelebrazione e celebrino i riti della Settimana Santa senza concorso di popolo; chiede che i fedeli siano invitati a unirsi alla preghiera nelle proprie abitazioni, anche grazie alla trasmissione in diretta dei vari momenti celebrativi e alla valorizzazione di sussidi curati per la preghiera familiare e personale. Dà, quindi, indicazioni per la Domenica delle Palme e il Triduo pasquale.

Su questa base, la Segreteria Generale offre alcuni Orientamenti, frutto anche dell’interlocuzione con la Presidenza del Consiglio dei Ministri, a cui rappresenta la necessità che, per garantire un minimo di dignità alle celebrazioni, accanto al celebrante sia assicurata la partecipazione di un diacono, di chi serve all’altare, di un lettore, un cantore, un organista ed, eventualmente, due operatori per la trasmissione. Su questa linea l’Autorità governativa ha ribadito l’obbligatorietà che siano rispettate le misure sanitarie.

I media della CEI – a partire da Tv2000 e dal Circuito radiofonico InBlu – copriranno le celebrazioni presiedute dal Papa; il sito https://chiciseparera.chiesacattolica.it/, grazie alla collaborazione dell’Ufficio Liturgico Nazionale e ai contributi condivisi dal territorio, rimane un possibile riferimento anche per la sussidiazione. Sul sito sono oltre 500 le condivisioni dalle Diocesi tra notizie, buone pratiche, sussidi per la preghiera personale e familiare, riflessioni e video.

Anche nelle Diocesi la partecipazione viene mediata dalla tecnologia, attraverso televisione, radio e social. La Segreteria Generale condivide una scheda, preparata dall’Ufficio Nazionale per le comunicazioni sociali, con alcune indicazioni pratiche e suggerimenti per la regia con cui curare la preparazione e la dignità delle riprese.

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“Medici, infermieri, sanitari e curanti che con un esemplare impegno testimoniano un amore ed una dedizione verso tutti i bisognosi di cure – sottolinea il direttore dell’Ufficio Nazionale per la pastorale della salute -: oggi costoro rappresentano quell’attenzione che ebbe, come racconta una delle parabole evangeliche più provocanti, un Samaritano, mosso dalla compassione per la cura di un ferito che era stato da altri ignorato”.

In risposta ad alcune delle tante situazioni di necessità, martedì 24 marzo la Presidenza – raccogliendo il suggerimento della Commissione episcopale per la carità e la salute – stanzia 3 milioni di euro. Da questo fondo vengono destinati contributi alla Piccola Casa della Divina Provvidenza – Cottolengo di Torino, all’Azienda ospedaliera “Cardinale Giovanni Panico” di Tricase, all’Associazione Oasi Maria Santissima di Troina e, soprattutto, l’Istituto Ospedaliero Poliambulanza di Brescia.

Per sostenere le strutture sanitarie viene anche aperta una raccolta fondi: IBAN: IT 11 A 02008 09431 00000 1646515, intestato a CEI, causale “Emergenza sanitaria”.

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L’emergenza è affrontata con forza dalle Diocesi e dalle rispettive Caritas, attraverso innumerevoli forme di prossimità alle persone. In particolare, la disponibilità di un alto numero di strutture ecclesiali – messe a disposizione della Protezione Civile, di medici, infermieri, persone in quarantena e senza fissa dimora – disegna una mappa della geografia della carità. Tale mappa è in continuo aggiornamento; l’ultimo  rilievo, sabato 28 marzo, testimonia una volta di più la vivacità della Chiesa italiana.

A sostegno di queste iniziative Caritas Italiana ha lanciato una campagna di raccolta fondi.

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Un’attenzione particolare è rivolta alla condizione di tanti immigrati, costretti a lavorare pur con il rischio del contagio e angosciati dalla prospettiva di perdere il lavoro, spesso precario. La Nota della Fondazione Migrantes – condivisa venerdì 27 marzo – spiega l’impegno ecclesiale nei loro confronti, anche attraverso i cappellani etnici e i volontari; richiama, inoltre, le condizioni dei rifugiati ospiti delle strutture di accoglienza; di rom e sinti in agglomerati di fortuna; del mondo dei circensi e lunaparchisti, impoverito dalla sospensione delle attività pubbliche a carattere culturale e ricreativo; dei connazionali all’estero, con lo sguardo angosciato all’Italia.

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Nunziatura e Segreteria di Stato tornano ad esprimere la preoccupazione per la situazione di conventi e monasteri, chiedendo agli Ordinari diocesani di contribuire a sensibilizzare le comunità religiose rispetto al pericolo del contagio e alle misure sanitarie con cui cercare di prevenirlo.

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La pandemia ha ridisegnato programmazioni e appuntamenti: già da tempo la Presidenza aveva provveduto a rinviare la sessione primaverile del Consiglio Episcopale Permanente (prevista per marzo) ai giorni 16-17 aprile, proponendo di concentrare le tempistiche e ridurre i temi dell’ordine del giorno.

Alla luce dell’attuale situazione, la Presidenza propone che il Consiglio sia effettuato in videoconferenza, modalità in queste settimane sperimentata da varie Conferenze Episcopali Regionali con risultati soddisfacenti.

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Sul versante delle interlocuzioni con le Istituzioni civili, accanto a quelle ordinarie con la Presidenza del Consiglio, la Segreteria Generale si è interfacciata con alcuni Ministeri.

Nella serata di venerdì 27 marzo il Ministero dell’Interno invia una Nota a tutte le Prefetture. All’origine del provvedimento, la segnalazione – più volte rappresentata dalla Segreteria Generale sia a Palazzo Chigi che al Ministero – di una difformità, che sconfina nella sproporzionalità, quanto a interpretazioni e applicazioni delle disposizioni governative. Il riferimento è alle misure di “sospensione delle cerimonie civili e religiose” e alle “limitazioni dell’ingresso nei luoghi destinati al culto”: la formulazione contenuta nel Decreto Legge appare indeterminata e viene tradotta sul territorio anche con interventi sconcertanti.

La Nota del Ministero, mentre risponde ad alcuni precisi quesiti, riconosce che “le misure disposte per il contenimento e la gestione dell’emergenza epidemiologica comportano le limitazioni di diversi diritti costituzionali, primo fra tutti la libertà di movimento” e che queste “vanno a determinare importanti ricadute in una molteplicità di settori, dalla mobilità, al lavoro, alle attività produttive, interessando anche l’esercizio delle attività di culto”. Riconduce l’ “esclusiva ratio” per cui sono state emanate alla tutela della salute pubblica.

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Al Ministero dell’Istruzione si è tornati a rappresentare la situazione drammatica vissuta oggi dalle scuole paritarie. A nome di tante famiglie, di insegnanti che sono senza stipendio e di strutture che, diversamente, a settembre difficilmente potranno riaprire – con un danno oggettivo per il bene comune – si sono presentate alcune richieste essenziali, chiedendo a voce e per iscritto che l’appello venga raccolto.

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Nell’ambito delle politiche giovanili e dello sport, la disponibilità incontrata nel rispettivo Ministero allarga alle Parrocchie la possibilità di accedere ai fondi dell’iniziativa “Sport e Periferie”, a partire dal prossimo bando, in attesa degli ultimi passaggi. L’opportunità, al di là dei fondi che potrà mettere in circolo, è un pubblico riconoscimento di quanto le realtà ecclesiali siano luogo educativo e strumento di dialogo e inclusione sociale.

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L’impegno in corso è finalizzato a far introdurre alcuni emendamenti al Decreto Cura Italia (17 marzo 2020 n. 18), che prevede alcune misure di sostegno finanziario esclusivamente per le imprese.

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Mercoledì 25 è la giornata in cui, aderendo all’invito del Papa, Pastori e fedeli uniscono contemporaneamente la loro voce a quella di tutti i cristiani nella preghiera del Padre Nostro per invocare la fine della pandemia.

L’Ufficio Nazionale per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso, nell’esplicitare la valenza della preghiera per l’unità, suggerisce di estendere la proposta – ove possibile – ai fratelli e alle sorelle delle altre confessioni cristiane, oltre che ai membri delle Commissioni ecumeniche e a quanti operano per l’unità della Chiesa. Al riguardo, innumerevoli sono le adesioni riscontrate, sia in campo ecumenico che interreligioso.

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Tra le centinaia di iniziative di preghiera promosse dalle Diocesi, la festa dell’Annunciazione vede la proposta – sostenuta dai media della CEI, dai settimanali diocesani e dalle emittenti del Corallo, d’intesa con la Segreteria Generale – del Rosario, tramesso da Tv2000 e dal Circuito InBlu. (Significativamente, giovedì 2 aprile la preghiera mariana sarà dall’Ospedale Gemelli).

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La giornata di venerdì 27 è doppiamente significativa, unendo la persona del Santo Padre – solo su Piazza San Pietro – con quella dei Pastori – soli sui cimiteri.

I Vescovi si fanno interpreti della preghiera della Chiesa, impossibilitata alla vicinanza fisica, ma non meno presente con la sua prossimità di preghiera e di carità. Il loro pellegrinaggio di fede tra le tombe è un affidare alla misericordia del Padre tutti i defunti di questa pandemia – a partire da quanti sono stati sepolti senza funerali – e un’espressione di condivisione fraterna con chi è nel pianto e nel dolore.

Resteranno nella memoria di tutti le immagini di un uomo forte e fragile, che ansima sotto la pioggia; un uomo solo, che porta in sé il dramma di tutti.

Un uomo che si volge a una piazza vuota e “siamo tutti sulla stessa barca”, per cui l’umanità vive o muore insieme.

Un uomo che prega per quest’umanità smarrita nella tempesta, e invita alla pazienza, alla speranza e alla preghiera e al servizio, per non soccombere alla rassegnazione, all’ansia, al rancore.

Un uomo, il Papa, che lascia parlare il silenzio: in silenzio si ferma per lunghi minuti davanti al Santissimo, esposto simbolicamente tra la Chiesa – la Basilica di S. Pietro, completamente deserta – e la Piazza.

Ma quando esce a benedire, quella Piazza non è più vuota: è gremita dall’attesa e dall’invocazione di ciascuno che, nella benedizione, riceve la certezza che Dio non abbandona nessuno. Mai.

La Segreteria Generale

Roma, 29 marzo 2020

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