34° Corso di formazione nazionale del “Progetto Policoro” Omelia del Card. Gualtiero Bassetti

205

34° Corso di formazione nazionale del “Progetto Policoro”

Omelia del Card. Gualtiero Bassetti

Presidente della CEI

Assisi, 4 dicembre 2017

Carissimi, sono lieto di incontrarvi quest’oggi in Assisi e celebrare insieme a voi l’Eucaristia in occasione del 34° Corso di formazione nazionale del Progetto Policoro.

In questi giorni di intensa riflessione, torna un tema di fondamentale importanza, già trattato nella recente Settimana Sociale di Cagliari: il lavoro. Si tratta di una questione primaria sia per il contesto sociale e politico, sia anche pastorale. Essa interpella fortemente anche la Chiesa, cui sta a cuore tutto l’uomo, con la sua componente spirituale e materiale. Nel lavoro si sviluppa la vocazione di ogni persona, si mettono a frutto i talenti, si cresce in dignità. Senza il lavoro la vita si svilisce fino a perdere senso.

Ma oggi, come abbiamo fatto a Cagliari, vogliamo affrontare questo tema con una visione positiva e con speranza per il futuro.

La liturgia del tempo di Avvento ci invita a un atteggiamento di veglia: il Signore viene, e vale la pena ridestare il cuore perché Lui trovi spazio nella nostra vita.

La vostra presenza alla Formazione nazionale del progetto Policoro induce a fare nostri due messaggi che ci provengono dalla Parola di Dio che abbiamo ascoltato.

Il primo ci viene offerto dal Vangelo. Il centurione vuole giocare d’anticipo con Gesù perché non si scomodi: nella vita militare basta un ordine dall’alto e ciò che si vuole viene eseguito. Gesù stesso però lo anticipa con la frase: “Verrò e guarirò” il servo ammalato. Gesù intende andare fino in fondo: ciò che guarisce non è la distanza, ma il suo venire a noi. Egli continua a cercarci, tesse relazioni, ci viene incontro per guarire la nostra umanità. Certo, anche noi come il centurione possiamo dirci indegni che Gesù venga a frequentare i nostri ambienti di vita, ma è proprio questa sua ostinazione che ci salva, che ci fa sentire amati e cercati da Lui!

Nell’atteggiamento di Gesù scopriamo il segreto del nostro vivere in comunità, che tra l’altro è una delle parole magiche che definiscono il vostro ruolo di animatori. Di comunità, appunto. Non si genera comunione tenendo le distanze, guardandosi con sospetto, preferendo il video della tecnologia al volto concreto della persona. L’animatore di comunità potrebbe imparare a giocare d’anticipo nelle relazioni andando a cercare, fermandosi, dedicando tempo, promuovendo incontri, ascoltando… Solo così tante solitudini possono essere guarite. Potete divenire generatori di comunione e quindi di comunità. In questo modo la vostra semplice presenza sarà una benedizione per le vostre diocesi, per i vostri territori, per le vostre parrocchie, per le vostre famiglie e… persino per le vostre amicizie!

Portate con voi in questi giorni e nel vostro impegno con il Progetto Policoro questa duplice frase:

“Verrò e guarirò”. Non fidatevi delle distanze costruite a tavolino. Allenatevi alla prossimità, alla vicinanza, all’incontro cordiale, che significa di cuori che desiderano condividere.

Il secondo messaggio lo accogliamo dalla prima lettura. Il profeta Isaia si serve dell’immagine di

Dio che raduna tutti i popoli e li conduce verso Gerusalemme per indicare il sogno di Israele: poter finalmente tornare nella propria terra e abitare in pace.

L’opera di Dio si realizza attraverso una delle trasformazioni più coraggiose dell’umanità: gli strumenti di guerra cambiano destinazione per divenire strumenti di lavoro.

“Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, delle loro lance faranno falci. Non impareranno più l’arte della guerra”. Gli aratri e le falci ci ricordano che c’è un tempo per seminare e uno per raccogliere: la vita può così svilupparsi nella varietà delle sue stagioni. Alla distruzione della guerra siamo chiamati a sostituire la bellezza del prenderci cura.

Essere animatori di comunità ci ricorda anche il coraggio di realizzare nel quotidiano questa profezia. La vostra vocazione può prendere il via da quest’opera straordinaria: trasformare luoghi o relazioni conflittuali in intraprendenza positiva, in cura per la vita, in semina di progetti di pace, in esperienze di gioiosa fraternità… Possiamo diventare imprenditori di speranza per tanti giovani coetanei che si rassegnano, che vivono sdraiati nella vita, che si accontentano, che non volano alto.

Come scriveva don Primo Mazzolari in Impegno con Cristo: “Il mondo si muove se noi ci muoviamo, si muta se noi ci facciamo nuovi, ma imbarbarisce se scateniamo la belva che c’è in ognuno di noi”. Vi auguro di contagiare le persone che incontrate e di profumare gli ambienti che frequentate con il coraggio di trasformare e rendere migliore, di iniziare percorsi, di avviare processi. Siamo certi infatti che, come ci suggerisce papa Francesco in Evangelii Gaudium, “il tempo è superiore allo spazio”. Non abbiate paura di trafficare i vostri talenti, di condividere i doni abbondanti che riconosciamo seminati nelle pieghe della vostra vita, e lasciamoci tutti insieme incontrare dall’amore di Cristo che ci raggiunge. Un amore inatteso e sovrabbondante. È l’esperienza che facciamo ogni volta che celebriamo l’eucaristia e spezziamo il pane di Cristo.