​Raniero Cantalamessa sulle prediche di Avvento 2017 al Papa ed alla Curia Romana

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Quanto spazio ha Gesù nella vita del cristiano e degli uomini di oggi? A questa domanda cercherà di rispondere padre Raniero Cantalamessa durante il ciclo di prediche di Avvento al Papa e alla Curia romana, che inizia venerdì 15 dicembre sul tema «Tutto è stato fatto per mezzo di lui e in vista di lui» (Colossesi 1, 16). Il predicatore della Casa Pontificia ne parla in questa intervista all’Osservatore Romano.

Perché la scelta di questo tema?

Il motivo fondamentale è di mettere in luce la rilevanza che la fede in Cristo ha in campi che, a prima vista, potrebbero apparire indipendenti da essa, come sono i problemi scottanti dell’ambiente e della ecologia. Cristo ha qualcosa da dire su questi problemi, o essi prescindono completamente da lui? Mi ha sempre colpito per la sua pertinenza l’osservazione che il filosofo Maurice Blondel faceva a suo tempo in difesa del pensiero di Teilhard de Chardin: «Davanti agli orizzonti ingranditi della scienza della natura e dell’umanità, non si può, senza tradire il cattolicesimo, rimanere su spiegazioni mediocri e a modi di vedere limitati che fanno del Cristo un incidente storico, che lo isolano nel cosmo come un episodio posticcio, e sembrano fare di lui un intruso o uno spaesato nella schiacciante e ostile immensità dell’universo». Quello che si dice del rapporto di Cristo con il cosmo vale anche per il suo rapporto con la storia umana nella quale la sua venuta segna un “prima” e un “dopo” irreversibili.

Ha ancora senso parlare di scienza e fede contrapposti?

Nessuno — almeno tra i credenti — pensa che vi sia opposizione reale tra scienza e fede. Sta di fatto però che Cristo è assente nel dialogo della fede con la scienza. Questa si occupa di sapere se il mondo ha un creatore o se è invece frutto del caso, non si interessa certo di Gesù di Nazaret. Bisogna prendere atto che, nonostante il continuo parlare che si fa di Cristo in teologia — e nella cultura laica, in film e romanzi — egli è assente nei tre dialoghi più impegnativi del momento. Non si parla di lui, ho notato, nel dialogo con la scienza, ma non si parla di lui neppure nel dialogo con la filosofia, che si occupa di concetti metafisici e non di personaggi storici, e meno che meno, per ovvi motivi, nel dialogo tra le religioni.

Come mettere Cristo al centro della propria vita?

Le mie sono prediche, meditazioni spirituali, non conferenze. Perciò a una parte dottrinale, segue sempre — come nelle lettere paoline — la parenesi, cioè l’esortazione e l’applicazione alla vita cristiana. Dopo aver illustrato la rilevanza che Gesù ha sulla preservazione del creato mediante il suo precetto dell’amore del prossimo, si tratta di prendere atto del fatto che nostri “prossimi” non sono solo quelli che ora ci vivono accanto, i prossimi nello spazio, ma anche quelli che verranno dopo di noi, i prossimi nel tempo. Così, dopo aver illustrato il posto che Cristo occupa nella storia umana e nel tempo, si tratta di chiedersi che posto occupa nella mia vita e nella mia storia.

Troverà spazio anche un riferimento a san Francesco?

Certo, come lo ha trovato nell’enciclica del Papa Laudato si’. Francesco soleva dire di non voler essere “ladro di elemosine”, ricevendone più del dovuto, perché questo significava sottrarle a chi ne aveva più bisogno. Noi dovremmo proporci di non essere ladri di risorse terrestri — energia, cibo, acqua, alberi, carta — usandone più del dovuto, o sprecandole, perché questo significa sottrarle a chi viene dopo di noi.

A cura di Nicola Gori per l’Osservatore Romano