Il senso del limite – Impulsi spirituali per riuscire a incontrarci

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Nel rapporto di coppia, sul lavoro, nell’educazione dei figli è importante poter definire i propri confini e saper dire di no. Altrimenti si vive al di sopra delle proprie forze oppure al di sopra delle proprie relazioni. Per poter davvero andare incontro all’altro si deve instaurare un buon equilibrio tra protezione e apertura, tra definizione dei limiti e dono di se stessi. Vivere anziché essere vissuti, il punto è questo. Infatti, chi non riesce a dire di no, si ammala. Chi vuole andare sempre incontro a tutte le aspettative, avvertirà presto in modo doloroso i propri limiti. Sia nel rapporto di coppia, sia sul lavoro, sia nelleducazione per tutte le relazioni è importante poter definire i propri limiti e confini. Molti vivono al di sopra delle proprie forze oppure al di sopra delle loro relazioni. Ma, a un certo punto, si rendono conto di aver perduto il proprio centro. Ma solo chi ha il proprio centro personale riesce anche a oltrepassare i propri limiti. Nellaccompagnamento, Anselm Grün e Ramona Robben hanno sperimentato in continuazione questo fatto e lo documentano anche rinviando alle storie di saggezza della Bibbia e delle fiabe. Per potersi incontrare davvero, occorre un buon equilibrio tra protezione e apertura, tra la definizione dei propri confini e il donare se stessi. Solo chi conosce i propri limiti e i propri confini può anche oltrepassarli ogni volta per andare incontro all’altra persona e incontrarla davvero.

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Nell’accompagnamento incontriamo di continuo il tema del confine, del limite. Fra coloro che cercano consiglio sono parecchi quelli che soffrono per il fatto di non essere in grado di definire i propri limiti e confini. Sono persone che non sanno dire di no, ma soggiacciono alla pressione interiore di soddisfare tutti i desideri che vengono loro presentati. Pensano di dover corrispondere a tutte quante le aspettative degli altri; hanno paura a dire di no, perché temono, altrimenti, di non sentirsi più adeguate, oppure perché pensano di essere rifiutate, se non fanno quella certa cosa. Vi sono altri che non conoscono misura nel cibo: non avvertono il proprio limite, e soffrono per il fatto di non saperne mettere uno a se stessi.

Vi sono altre persone che hanno perso la capacità di definire un confine nei confronti della gente che vive nel loro ambiente. I loro confini sono labili, ed esse percepiscono immediatamente ciò che sentono gli altri; ma questo fatto non ha una valenza esclusivamente positiva, poiché i loro sentimenti personali si mescolano di continuo con quelli degli altri. Tali persone sono esposte agli umori dell’ambiente e da essi si lasciano condizionare; talvolta hanno addirittura l’impressione di svanire, e così vivono senza difese e protezioni. Chi indaga la storia biografica di queste persone, si rende presto conto che le cause di questo atteggiamento risalgono a tempi lontani. Di solito, le persone prive di limiti hanno conosciuto nell’infanzia il disprezzo dei propri confini, e tali esperienze rappresentano per loro delle ferite che non sono soltanto dolorose, ma che spesso hanno anche delle conseguenze problematiche e delle ripercussioni che si protraggono nel tempo. Tutti abbiamo bisogno di un nostro personale spazio protetto, ma ecco che, per esempio, la madre, a suo tempo, è entrata nella stanza della figlia senza bussare, ha rovistato nei suoi cassetti o letto il suo diario. È sempre così: chi nell’infanzia ha sofferto di tali violazioni dei propri confini, non è raro che si trovi ad avere difficoltà di relazione nel corso della vita. Gli esempi si possono moltiplicare, e ciò che tutti rivelano è il fatto che la nostra vita può riuscire soltanto se e quando viene vissuta all’interno di confini certi e definiti.

Ma come fa a riuscire, a livello umano, la vita di una persona che è sempre una vita di relazione? Senza la capacità di definire i propri limiti e confini, non si può prendere consapevolezza della propria persona e non si può sviluppare il proprio essere-persona. Basta dare un’occhiata al significato della parola per vedere che ‘persona’ significa in origine ‘maschera’, cioè qualcosa che io tengo davanti a me. È attraverso la maschera che io posso prendere contatto con gli altri. La parola latina personare significa ‘risuonare, far risuonare’; parlando, con la mia voce io raggiungo l’altra persona, ed è così che avviene l’incontro. Ma affinché l’incontro riesca, vi è bisogno di un buon equilibrio fra limite e superamento del limite, fra protezione e apertura di sé, fra delimitar-si e donar-si. Io devo conoscere i miei confini e i miei limiti, e solo allora posso tornare sempre a superarli per avvicinarmi all’altro e incontrarlo, per toccarlo nell’incontro e forse sperimentare così un istante di unione, un diventare tutt’uno.

Visto così, l’incontro accade sempre sul confine. Io devo arrivare al mio confine, sino al punto massimo che mi è possibile, per avvicinarmi all’altro. Quando l’incontro riesce, i confini non sono più rigidi e separativi, ma diventano fluidi, ed è allora che, sul confine e superando il confine, avviene quel diventare tutt’uno. L’incontro, però, non è qualcosa di statico, ma sempre un evento pulsante di vita. Dopo l’incontro, ciascuno rientra nel suo territorio, arricchito dall’esperienza fatta sul confine.

Per lo scrittore francese Romain Rolland, il rapporto corretto coi confini e i limiti è addirittura la chiave di volta della felicità, tanto da affermare: «Felicità è conoscere i propri limiti – e amarli». In questa sua visione delle cose si tratta, dunque, non solo dell’arte di definire i propri confini o di conoscere i propri limiti – questi confini e limiti dobbiamo anche amarli. Ciò significa semplicemente che dobbiamo andare d’accordo con la nostra limitatezza, riconoscenti per i confini e i limiti di cui facciamo esperienza in noi stessi e negli altri. La chiave della felicità sta nel fatto di amare se stessi nella propria limitatezza e di amare anche le altre persone con i loro limiti. Ma non è una cosa sempre facile, perché, per quanto riguarda noi stessi, tendiamo a sviluppare delle immagini di illimitatezza. Tuttavia, per Romain Rolland una cosa è certa: chi si riconcilia coi propri limiti e vi si rapporta amorevolmente, è una persona la cui vita riesce, è una persona che sperimenta la felicità.

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