don Paolo Alliata – Gesù predicava ai bradipi

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Le parabole per destare alla vita

Spesso abitiamo la vita con la vaga indifferenza del bradipo: guardiamo ma non vediamo, sentiamo ma non ascoltiamo, ci arrabattiamo in superficie senza comprendere quello che ci accade. Ai discepoli che gli chiedono perché racconti storie, il carpentiere di Nazareth risponde che è un modo per svegliare chi dorme, per fermare chi corre, per riaccendere lo sguardo allo stupore.

Per lui la parabola è una terapia: come gli artisti e i poeti, gioca con le parole per sollevare la nebbia che ci avvolge e portarci in un altrove denso di promessa, dove la fretta lascia il passo alla fiducia e sprigiona l’immaginazione. In queste pagine, don Paolo Alliata dipinge un Gesù in movimento, impegnato a maturare nelle piccole cose come il lievito nella pasta, il seme nella terra.

Un Gesù umano fino in fondo che, dando voce al buon pastore e al buon samaritano, al giudice iniquo e al servo spietato, al fariseo, al mendicante, alla donna in cerca della moneta, ci invita a prenderci il tempo che ci vuole per scendere alle radici della meraviglia, a quell’incontro – urgente e decisivo – con Dio al fondo di noi stessi che spalanca i confini e libera la festa.

Come sempre, quando guardiamo Maria, da Maria stessa siamo orientati a fissare lo sguardo sul Signore Gesù.

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PERCHÉ PARLI LORO IN PARABOLE?

La forza della meraviglia

Il bradipo tridattilo ha un’idea piuttosto vaga del mondo che lo circonda. […]
Se vi imbattete in un bradipo tridattilo che dorme nella foresta, due o tre spinte leggere basteranno a svegliarlo; ma non appena sveglio guarderà in tutte le direzioni eccetto la vostra. Perché si guardi intorno è di per sé un mistero, considerato che la sua vista è paragonabile a quella di Mister Magoo. Quanto all’udito, il problema non è la sordità del bradipo, ma la sua indifferenza ai suoni. [L’etologo] Beebe riferisce che un colpo di arma da fuoco non gli provoca particolari reazioni se sta dormendo o mangiando. Anche l’olfatto, leggermente più sviluppato degli altri sensi, non va sopravvalutato.

Perché Gesù inventa e racconta storie? Ai suoi discepoli, quando glielo chiedono, risponde che è un modo per svegliare chi dorme, per destarne i sensi intorpiditi.

Gli si avvicinarono allora i discepoli e gli dissero: «Perché a loro parli con parabole?» Egli rispose loro: «Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha. Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono» (Mt 13,10-13).

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