Ave Maria – Il Santo Padre ci racconta il mistero di Maria con le parole della preghiera più amata

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“Ave, Maria, piena di grazia”: così comincia la preghiera che ci viene insegnata fin da bambini e che, soprattutto nelle difficoltà, riaffiora sulle labbra e nei cuori.

“Dio saluta una donna, la saluta con una verità grande: ‘Io ti ho fatto piena del mio amore, piena di me, e così come sarai piena di me sarai piena del mio Figlio e poi di tutti i figli della Chiesa’. Ma la grazia non finisce lì: la bellezza della Madonna è una bellezza che dà frutto, una bellezza madre.”

In questo nuovo libro, Papa Francesco affronta il mistero di Maria percorrendo verso per verso l’Ave Maria in un dialogo vivo e fertile con don Marco Pozza, teologo e cappellano del carcere di Padova. La Madonna “è la normalità, è una donna che qualsiasi donna di questo mondo può dire di poter imitare: “lavorava, faceva la spesa, aiutava il Figlio, aiutava il marito”.

Eppure, questa creatura “normale” diventa lo strumento di una nuova creazione, di un nuovo patto: “all’inizio la ri-creazione è il dialogo tra Dio e una donna sola”. Ed è sulla donna e il suo ruolo che s’impernia la riflessione del Papa: “La Chiesa è donna, la Chiesa non è maschio, non è ‘il’ Chiesa. Noi chierici siamo maschi, ma noi non siamo la Chiesa”. Nella seconda parte del volume, l’Ave Maria entra in carcere, segno e mezzo di conversione e consolazione.

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Speranza certa

Nella morte e nella risurrezione di Gesù, Dio Padre ha inaugurato la nuova creazione, un modo di vivere a misura di Dio.

Gesù infatti, come dice l’apostolo Paolo, «è la nostra pace, colui che di due [popoli, ebrei e pagani] ha fatto una cosa sola, abbattendo il muro di separazione che li divideva, cioè l’inimicizia, per mezzo della sua carne» (Ef 2,14).

Per tutti noi, appartenenti a culture, tradizioni, storie diverse si è così aperta la possibilità concreta di essere davvero una cosa sola, come il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Ecco la Chiesa, il santo popolo fedele di Dio, la famiglia dei figli di Dio. Il protagonista di questa opera di riconciliazione e di unità è lo Spirito Santo, che sempre costruisce ponti, inaugura relazioni, rafforza legami, consola nel dolore e dona la forza e la gioia del perdono e della misericordia.

Lo Spirito Santo, infatti, è colui che senza sosta, giorno e notte, versa nei nostri cuori l’amore del Padre (cfr. Rm 5,5) e così ci fa diventare sempre di più figli di Dio, veri fratelli e sorelle fra di noi.

In questo modo la nostra vocazione, il dono grande che il Padre ci ha fatto, è quello di permetterci, anche se poveri, piccoli, semplici esseri umani, di assomigliare a Cristo, di partecipare della sua vita e della sua gioia, perché Lui è nostro fratello maggiore, l’uomo nuovo, il vero uomo; e in Lui anche noi figli cominciamo ad assomigliare finalmente a nostro Padre e ci assomigliano fra noi…

La Chiesa è così la comunità di quelli a cui è offerta la possibilità di essere uomini e donne nuovi, rivestiti dello Spirito, uomini e donne il cui cuore assomiglia a quello di Cristo: dono completo di sé e accoglienza incondizionata di ogni altro.

È pur vero però che questa possibilità per noi tutti è proprio un cammino, spesso accidentato, faticoso, fatto di cadute e balzi in avanti, in cui la luce dell’amore di Dio è ancora nascosta dal velo delle nostre povertà, della nostra poca fede, delle nostre mancanze di amore. E sì, per dono del Padre siamo già veramente suoi figli, eppure la nostra somiglianza a Lui non è ancora già realizzata, anzi a volte sembra solo un miraggio. Per tutto ciò è necessaria proprio tanta pazienza, con noi e con gli altri, una pazienza grande come quella dello Spirito Santo. Come dice un autore che ho letto anni fa e che ora mi torna in mente, in effetti lo Spirito Santo è proprio il maestro delle lente maturazioni.

Tutto ciò può far nascere in noi la grande tentazione di scoraggiarci, perché nonostante i tanti doni… siamo proprio uomini dalla testa dura (cfr. Es 33,3; 34,9; ecc.).

Di fronte a questo rischio dello scoraggiamento, allora, il Padre ci ha donato una presenza di sicura speranza, un punto fermo, una certezza che ciò che Egli sta compiendo in noi è efficace, se accolto con fede e disponibilità, benché i risultati appaiano ancora poco significativi.

Maria è infatti questo capolavoro del Padre, la «piena di grazia» (Lc 1,28): in Lei vediamo il risultato dell’agire di Dio, cioè cosa succede a un essere umano quando accoglie completamente lo Spirito Santo. La persona diventa uno splendore, di bontà, di amore, di bellezza: la «benedetta fra le donne» (cfr. Lc 1,42). Il Signore Gesù, morente sulla croce, ci ha dato Maria come madre, proprio perché è sua vera Madre e Lui si è fatto veramente nostro fratello. Così in Maria, Madre di Dio e Madre di noi tutti, Madre del Risorto e di tutti noi che risorgiamo in Lui nel battesimo, vediamo l’esito dell’opera di Dio nell’uomo: il capolavoro che il Signore cerca di realizzare e sta realizzando con la sua infinita pazienza nella Chiesa, in ciascuno di noi e nel santo popolo di Dio nel suo insieme.

Maria è così la Madre universale: totale attenzione, premura, vicinanza a ogni figlio, a ogni figlia. In Lei vediamo infatti un cuore di donna che batte come quello di Dio, un cuore che batte per tutti, senza distinzione. Lei è veramente il volto umano della bontà infinita di Dio.

Maria è la Madre di Gesù, il Dio-uomo. Nel suo Figlio, incontra sia Dio sia l’uomo; mentre parla con Lui, si rivolge sia a Dio sia all’uomo. In Lei vediamo allora che è proprio vero che amare il Signore significa amare veramente gli uomini e viceversa. E così, mentre guardiamo a Lei, Maria ci aiuta e ci insegna costantemente a rivolgerci a nostra volta al Signore. Non per niente, a Cana di Galilea, quando si accorge che è finito il vino per la festa di nozze dei loro amici, Maria non prende l’iniziativa di trovare la soluzione mettendosi a dire: «Adesso ci penso io, fate così e così…»; al contrario, indica sempre suo Figlio e ai servi suggerisce: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela» (Gv 2,5).

Per questo da sempre i cristiani si rivolgono a Lei come al loro rifugio, come colei che sempre indica il Signore e invita a fare affidamento incondizionato su di Lui per le persone più care, i problemi più delicati, le situazioni più aggrovigliate. Dove sembra non esserci più via d’uscita, Maria è la «speranza nostra», perché – come diceva Dante (cfr. Paradiso, XXXIII, 14-15) – se uno vuole una grazia e non si rivolge a Maria, è come un uccello che vuole volare senza le ali…

Dopo l’esperienza del dialogo spirituale dello scorso anno con don Marco Pozza a partire dal Padre nostro, mi sembrava bello ripercorrere insieme a lui un’altra preghiera che accompagna tutti noi sin dall’infanzia. L’Ave Maria ci viene insegnata sin da bambini e, anche se trascurata, in particolare nelle difficoltà torna certo sulle nostre labbra, ma riemerge soprattutto nei cuori.

San Cipriano di Cartagine, vescovo e martire africano della Chiesa del III secolo, diceva che nessuno può avere Dio per Padre se non ha la Chiesa come Madre (Sull’unità della Chiesa cattolica, 6). E in Maria vediamo proprio il volto più bello della Chiesa-Madre, vediamo il sogno che il Signore ha per ciascuno di noi e la speranza che ci abita, nonostante il nostro cuore sia ancora pieno di contraddizioni. E così Maria, mentre ci accompagna e ci rivela quanto è buono il Signore (cfr. 1Pt 2,3), ci ridà coraggio, perché il suo desiderio più grande è condurci tutti al Padre: così, sebbene ancora spesso divisi tra noi, possiamo diventare davvero una sola famiglia in Gesù suo Figlio e nostro Signore, Re di misericordia e capo del Corpo che è la Chiesa.

Dio è nostro Padre e la Chiesa in Maria ci mostra il suo volto più splendente di madre.

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