Giovedì Santo – Dal Sussidio CEI – Quaresima 2015, a cura dell’Ufficio Liturgico Nazionale

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GIOVEDI-2Il Giovedì Santo la Chiesa celebra due momenti fondamentali del mistero della salvezza: la Santa Messa del Crisma e la Santa Messa in Cena Domini. Due celebrazioni tra loro strettamente congiunte. Con la Messa nella Cena del Signore, in particolare, essa entra nel cuore dell’anno liturgico, il triduo sacro, e si immerge nella contemplazione e nella partecipazione al mistero pasquale di Cristo. «O grande e santa Pasqua espiazione di tutto il mondo! Io ti parlo come ad un essere vivente», scrive Gregorio Nazianzeno. Gli fa eco, dopo molti secoli, Benedetto XVI: «Con il dono del pane e del vino che offre nell’Ultima Cena, Gesù anticipa la sua morte e la sua risurrezione realizzando ciò che aveva detto nel discorso del Buon Pastore: “Io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio” (Gv 10,17-18). Egli quindi offre in anticipo la vita che gli sarà tolta e in questo modo trasforma la sua morte violenta in un atto libero di donazione di sé per gli altri e agli altri. La violenza subita si trasforma in un sacrificio attivo, libero e redentivo».

Il cosiddetto Maestro delle Porte del Duomo di Benevento ci ha mostrato questo mistero in alcune delle formelle che costituiscono la grande porta di bronzo, un vero e proprio capolavoro della scultura romanica dei secc. XII -XIII. La Porta, detta la Janua Maior, è un’opera rinata dopo essere stata smembrata in decine di pezzi dai bombardamenti della seconda guerra mondiale. È composta da 72 pannelli delimitati da cornici in cui sono presentati gli episodi della vita di Cristo, la vera “Porta”, attraverso tutta una serie di figure, di personaggi e di animali. Nel pannello dell’Ultima Cena i discepoli sono come raccolti in semicerchio a formare una sorta di “grappolo”, una sola cosa tra di essi e con Gesù; una sola cosa tra di essi perché una sola cosa con Gesù. I discepoli sono undici perché Giuda è già uscito per consumare il suo tradimento. Gesù è seduto all’estremità sinistra della scena, mentre al centro della mensa l’artista ha posizionato il piatto con l’agnello sacrificale, chiaro rimando al banchetto pasquale giudaico e soprattutto al sacrificio cruento di Cristo sulla croce, di cui la comunione di mensa è anticipo sacramentale. Il loro essere e il loro stare insieme scaturiscono e dipendono dalla presenza di Gesù che spezza il pane per loro. Essi sono una cosa sola in forza dell’essere-con-loro, per sempre, da parte di Gesù. Il pane e il vino fanno dei discepoli “un solo corpo e un solo spirito”, perché nella comunione di mensa si compie il desiderio di Gesù e viene esaudita la sua preghiera al Padre «perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato» (Gv 17,21). Per la partecipazione all’unico ed eterno sacrificio di Cristo, i discepoli del Signore, nel mondo di oggi, terribilmente dilacerato da lotte e discordie, segnato da divisioni e da guerre intestine, da scontri di civiltà e perfino di religione, devono risplendere come “segno profetico di unità e di pace” (Prefazio V/d) e devono impegnarsi a rendere il loro irrinunciabile e prezioso servizio favorendo l’unità e la concordia per l’avvento ultimo del Regno di Dio.[ads1]

Gv 13, 1-15
Dal Vangelo secondo Giovanni

Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine.
Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto.
Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo». Gli disse Pietro: «Tu non mi laverai i piedi in eterno!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!». Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti». Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete puri».
Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi».

LAVANDA DEI PIEDI

Dove motivi pastorali lo consigliano, dopo l’omelia ha luogo la lavanda dei piedi. I prescelti per il rito – uomini o ragazzi – vengono accompagnati dai ministri agli scanni preparati per loro in un luogo adatto.
Il sacerdote (deposta, se è necessario, la casula) si porta davanti a ciascuno di essi e, con l’aiuto dei ministri, versa dell’acqua sui piedi e li asciuga.
Durante il rito, si cantano alcune antifone, scelte tra quelle proposte, o altri canti adatti alla circostanza.

ANTIFONA PRIMA (cf. Gv 13,4.5.15)

Il Signore si alzò da tavola versò dell’acqua in un catino,
e cominciò a lavare i piedi ai discepoli:
ad essi volle lasciare questo esempio.

ANTIFONA SECONDA (Gv 13,6.7.8)

“Signore, tu lavi i piedi a me?”.
Gesù gli rispose dicendo:
“Se non ti laverò, non avrai parte con me”.
V. Venne dunque a Simon Pietro, e disse a lui Pietro:
– Signore, tu lavi…
V. “Quello che io faccio, ora non lo comprendi,
ma lo comprenderai un giorno”.
– Signore, tu lavi…

ANTIFONA TERZA (cf. Gv 13,14)

“Se vi ho lavato i piedi,
io, Signore e Maestro,
quanto più voi avete il dovere
di lavarvi i piedi l’un l’altro”.

ANTIFONA QUARTA (Gv 13,35)

“Da questo tutti sapranno
che siete miei discepoli,
se vi amerete gli uni gli altri”.
V. Gesù disse ai suoi discepoli:
– Da questo tutti sapranno…

ANTIFONA QUINTA (Gv 13,34)

“Vi do un comandamento nuovo:
che vi amiate gli uni gli altri
come io ho amato voi”, dice il Signore.

ANTIFONA SESTA (cf. 1Cor 13,13)

Fede, speranza e carità,
tutte e tre rimangano tra voi:
ma più grande di tutte è la carità.
V. Fede, speranza e carità,
tutte e tre le abbiamo qui al presente:
ma più grande di tutte è la carità.
– Fede…

Subito dopo la lavanda dei piedi – quando questa ha luogo – oppure dopo l’omelia, si dice la preghiera universale.
In questa Messa si omette il Credo.

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.