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Come all’Epifania, nuovamente cantiamo il Salmo 72 (71) che costituisce il programma del buon governo affidato al sovrano. Mi soffermo sul v. 3, in cui le personificazioni dei monti (harim) e delle colline (gib‘aot) – forse potremmo dire le “gobbe” della terra – offrono come tributo al popolo rispettivamente pace (shalom) e giustizia. Anche in Egitto erano diffuse raffigurazioni personificate dei vari territori che, fedeli al faraone, gli tributavano i dovuti omaggi.

Per amministrare secondo Dio, il sovrano deve giudicare equamente i poveri e ripristinare l’armonia tra le persone e la natura, troppo spesso ferita da scellerate azioni umane. Se il governo è giusto, il territorio ne risente in pace e prosperità. Seppur non altissime, le alture caratterizzano il paesaggio della Giudea e YHWH stesso viene definito il «Dio delle montagne» (1Re 20,23), Colui che dona al popolo il “monte” della propria eredità. Secondo altri commentatori, i monti potrebbero simboleggiare anche i principi e gli ambasciatori, quando agiscono come operatori di pace e promotori di giustizia, e pertanto propiziatori di prosperità per tutti.

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Dio, affida i tuoi giudizi al re,
al regale Messia la tua giustizia.
Con giustizia governi il tuo popolo,
il diritto difenda dei miseri.

Pace portino i monti al popolo
e giustizia inondi le alture.
Sia dei poveri il giusto giudice,
salvi Iddio del misero i figli […]

E fiorisca giustizia ai suoi giorni,
pace abbondi finche non si spegne la luna.
E domini da mare amare,
dal fiume ai confini del mondo. […]

«Qual è il benessere che producono le montagne? Quando producono frutto, la gente non è egoista. Ognuno invita il suo vicino sotto la propria vigna e sotto il proprio albero di fico» (Rashi).

Fonte: Buttadentro, canale Telegram gestito da Piotr Zygulski

Foto di Joshua Lindsey da Pixabay