Riflessioni per la quinta settimana di Quaresima

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Per vivere al meglio la quinta settimana di Quaresima, l’Editrice Shalom ti regala sei giorni di meditazione guidati dalle parole della beata Anna Katharina Emmerick – Primo giorno.

Nella quinta settimana di Quaresima ci lasciamo provocare dalle parole della beata Anna Katharina Emmerick ispirate dalle visioni della dolorosa passione di nostro Signore Gesù Cristo; visioni su cui è basato il film The Passion e che… non possono lasciarci indifferenti. 

Gesù è condannato a morte 

Il Salvatore fu trascinato attraverso la folla e venne messo in mezzo a due infami ladroni condannati alla crocifissione. Questi due erano stati condotti al tribunale quando Gesù era stato presentato al popolo con le parole: «Ecce Homo». I sacerdoti, per umiliare maggiormente Gesù, avevano fatto protrarre l’esecuzione dei ladroni. Il Signore aveva il manto purpureo appoggiato sulle spalle e la corona di spine gli martoriava il capo; lo vidi esposto al dileggio della folla tumultuosa. Stava sotto i gradini del tribunale circondato dalle guardie. 
Le croci dei ladroni giacevano a terra accanto a loro; non c’era la croce del Salvatore, penso perché la sua sentenza di morte non era stata ancora pronunciata.
Appena si assise sul seggio di giudice, Pilato disse ancora una volta ai nemici di Gesù: «Ecco il vostro Re!». Ma essi risposero: «Crocifiggilo!».
Pilato replicò: «Dovrò dunque crocifiggere il vostro Re?». «Noi non abbiamo altro re all’infuori dell’imperatore!», risposero pronti i sommi sacerdoti.
Allora Pilato iniziò a pronunciare il giudizio.
La santa Vergine si gettò attraverso il furore della folla per udire la sentenza di morte del suo amato Figlio.
Lo squillo di tromba impose il silenzio, il tumulto del popolo si quietò e Pilato pronunciò la sentenza di morte.
Dopo un lungo preambolo, nel quale rivolse all’imperatore Tiberio tutti gli appellativi più pomposi, Pilato, con la disinvoltura di un pusillanime, dopo aver esposto i capi d’accusa contro Gesù, sentenziò: «Condannato a morte dai principi dei sacerdoti per aver turbato l’ordine pubblico e violato le leggi ebraiche, facendosi chiamare “Figlio di Dio” e “Re dei giudei”». Il procuratore romano aggiunse che il popolo ebreo aveva chiesto all’unanimità la crocifissione del Galileo.

Ho il coraggio di proclamare la verità anche a discapito della mia posizione, del mio buon nome, della mia vita?

Le riflessioni continuano nei prossimi giorni sul sito della editrice Shalom.