Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 4 Agosto 2022

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Non è scontata la professione di fede di Pietro, non scherziamo. Non si vede nemmeno da lontano che Gesù è il Messia. Non risponde a nessuna delle caratteristiche che le profezie e tanta, troppa, devozione popolare avevano cucito addosso al misterioso re Davide combattivo e muscoloso. Pietro osa, esagera, spiazza, scuote.

Affermando che quell’uomo, che hanno seguito e imparato a conoscere da alcuni anni, che hanno frequentato notte e giorno, è il Messia, l’inviato di Dio, colui che può e vuole salvare un’umanità stanca e incartata, compie un salto straordinario.

Che, purtroppo, interrompe cadendo rovinosamente. Gesù spiega ai discepoli, e a noi, cosa significa, per lui, fare il Messia: andare fino in fondo, manifestare ad ogni uomo il vero volto di Dio, costi quel che costi, anche a prezzo della vita stessa. Non sia mai! Il Messia non è forse il predestinato? Il benedetto?

E la morte e la persecuzione non sono forse una disgrazia? No, Pietro, hai ancora tanto da imparare, e noi con te.

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