Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 16 Aprile 2022

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Tutto è finito. La gente riposa dopo la lunga notte di festa passata a celebrare la Pasqua. La città si risveglia a fatica, il temporale del giorno prima ha pulito il selciato dalla polvere e il cielo è terso.

Alle porte della città, a est, il sangue degli ultimi crocefissi è stato lavato e, per rispettare il riposo sabbatico, drammatica ironia della follia degli uomini, si evitano ulteriori condanne a morte. I discepoli del Nazareno sono spariti, alcuni, dicono, sono fuggiti verso la Galilea, altri, pare, si sono rifugiati in casa di qualcuno di loro, nel quartiere degli esseni.

La fastidiosa pratica concernente il falegname fattosi profeta è stata definitivamente archiviata. Tutti lo hanno visto morire straziato, appeso al patibolo, nessuno penserà più che fosse un profeta ma che, anzi, era un maledetto da Dio, ingannatore delle folle. Si volta pagina, presto anche i suoi amici più fedeli eviteranno di parlarne. Eppure qualcosa di gravido sembra riempire di inquietudine il cuore degli abitanti di Gerusalemme.

E il nostro.