p. Giovanni Nicoli – Commento al Vangelo del 5 Aprile 2019 – Gv 7, 1-2. 10. 25-30

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Cerchiamo di comprendere questa parola già non facile di per sé, resa ancora più difficile dai tagliuzzamenti e dagli incollamenti dei nostri liturgisti, a volte più attenti ad una teo-ideologia che al senso di quanto avviene nella vita di Gesù. Il rischio è di usare Gesù per fare passare una nostra idea, svalutando in tal modo la Parola stessa e usando Cristo per confermare le nostre idee. È un rischio che corriamo tutti e nel quale tutti ci cadiamo: non scandalizziamoci ma apriamo gli occhi per riconoscere le nostre manipolazioni e cercare di correggere ciò che è possibile correggere.

I fratelli di Gesù, che non erano ciechi, sconsigliano a Gesù di andare alla festa delle Capanne, perché i Giudei lo vogliono condannare. Il motivo di tale condanna lo troviamo ai versetti 23-24 che sono stati tagliati: “Voi vi sdegnate contro di me (dice Gesù ai Giudei) perché di sabato ho guarito interamente un uomo (mentre voi di sabato circoncidete un uomo)? Non giudicate secondo le apparenze, giudicate con giusto giudizio”.

Giudicare secondo le apparenze è usare la vita, la storia, gli avvenimenti per confermare le nostre teorie e le nostre ideologie. Quante ricerche scientifiche fanno questo prendendo una scheggia di vita e facendola diventare universale. Se c’è un peccato nella nostra scienza, soprattutto quella medica, è proprio questo: sentiamo di tutto e il contrario di tutto. L’importante è che questo serva a cambiare le idee della gente e le loro abitudini favorendo il mercato. Un esempio su tutti: quale campagna è stata fatta alla fine del secolo scorso contro l’allattamento al seno della madre. Quanti guai questo ha creato soprattutto nei paesi del Terzo Mondo. Il mercato ha tirato e quando ha finito di tirare si è ricominciato ad inneggiare all’importanza dell’allattamento non con il latte artificiale ma con il latte della mamma.

Tornando a noi: giudicare secondo le apparenze il fatto che Gesù ha guarito l’uomo malato da 38 anni, è volere fare rientrare la realtà nella nostra ideologia teologica: di sabato non si fanno queste cose. Ciò che vale non è il bene fatto ma la legge trasgredita.

Gesù comunque sale a Gerusalemme perché non può obbedire ai suoi fratelli, Lui obbedisce al Padre. Così la sua festa è diversa dalla loro, perché in essa si svolgerà il giudizio della croce che all’apparenza è dolore, in realtà è amore donato.

Gli interrogatori con cui Gesù è travolto, sono una opportunità per rivelare ciò che Lui fa, ciò che Lui dice, chi Lui è. All’apparenza avvengono questi interrogatori perché bisogna salvare la legge e non l’uomo, in realtà queste situazioni sono per Lui occasione di rivelazione. Accogliamo il suo grido e obbediamo alla sua chiamata: “Chi ha sete venga a me e beva”.

Le reazioni della gente, come quella dei capi dei Giudei, sono le stesse reazioni della prima comunità cristiana e sono le stesse reazioni nostre. Guardare quanto avviene, magari leggendo tutto il capitolo nella sua interezza, significa guardarci allo specchio. La lettura non è finalizzata allo scandalo e alla critica, la lettura è finalizzata a vederci allo specchio, riconoscendo il nostro modo errato di porci davanti a Dio.
Come può un uomo dire parole che non vengono da un uomo ma da Dio stesso? Come può un uomo mettersi al di sopra della legge e del sabato, che sono ordinamenti divini, in nome dell’amore e della vita? Come può essere questa Parola di Dio? Come può venire da Dio e pretendere di essere Dio facendo altro da quello che Dio secondo noi ha detto? Come può in questo modo chiamarlo Padre?

Noi cultori della Legge usiamo la Legge per negare la realtà, per volere adeguare la realtà alla Legge, per volere cambiare il mondo anziché amarlo. Non neghiamo il male, il mucchio di letame su cui viviamo. I poveri continuano a dormire di notte senza il mantello sotto le serrande chiuse dell’alta moda. Le nostre ideologie sono finalizzate a zittire i poveri: non si può guarire un uomo di sabato. Non si possono salvare vite se sono stranieri. Chiudiamo gli occhi e mandiamo questi poveri da un’altra parte, loro sono colpevoli della loro povertà: che stiano paralizzati, è quello che si meritano. Dove è Dio in questo mondo ingiusto che neanche Dio può raddrizzare? Che razza di un Dio è il nostro? L’unica giustizia vera e non apparente, libera da ogni ideologia, è quella di essere bene in mezzo alle ingiustizie perpetrate in modo globalizzato. Quando la vita di un uomo perché appartiene ad una nazione vale più di quella di un uomo di un’altra nazione, questa è pazzia non giustizia. Non mi interessa se il PIL va su o giù: è ingiustizia, è razzismo, è omicidio preterintenzionale.

Non ci rimane che amare, sapendo che l’ingiustizia come il male permarrà. Come permarrà la bellezza di guarire un uomo nella sua interezza in giorno di sabato.

Commento a cura di p. Giovanni Nicoli.

Fonte – Scuola Apostolica Sacro Cuore

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Vangelo del giorno

Gv 7, 1-2. 10. 25-30
Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù se ne andava per la Galilea; infatti non voleva più percorrere la Giudea, perché i Giudei cercavano di ucciderlo.
Si avvicinava intanto la festa dei Giudei, quella delle Capanne. Quando i suoi fratelli salirono per la festa, vi salì anche lui: non apertamente, ma quasi di nascosto.
Alcuni abitanti di Gerusalemme dicevano: «Non è costui quello che cercano di uccidere? Ecco, egli parla liberamente, eppure non gli dicono nulla. I capi hanno forse riconosciuto davvero che egli è il Cristo? Ma costui sappiamo di dov’è; il Cristo invece, quando verrà, nessuno saprà di dove sia».
Gesù allora, mentre insegnava nel tempio, esclamò: «Certo, voi mi conoscete e sapete di dove sono. Eppure non sono venuto da me stesso, ma chi mi ha mandato è veritiero, e voi non lo conoscete. Io lo conosco, perché vengo da lui ed egli mi ha mandato».
Cercavano allora di arrestarlo, ma nessuno riuscì a mettere le mani su di lui, perché non era ancora giunta la sua ora.

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

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