p. Giovanni Nicoli – Commento al Vangelo del 3 Aprile 2019 – Gv 5, 17-30

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La sintesi del presente brano evangelico, uno di quei brani di Giovanni che noi facciamo fatica a seguire e a comprendere, è data dal giudizio. Il giudizio è cosa pratica e non teorica. Il giudizio è condanna o salvezza. Il giudizio è cosa di oggi e non della fine dei tempi. Il giudizio è dato dall’ascolto che abbiamo della Parola di Dio: un Padre se lo ascoltiamo nella sua sapienza ci porta a salvezza, se lo rifiutiamo nella sua saggezza ci porta alla morte. Non è cosa magica, è cosa quotidiana e cosa molto concreta.

Sappiamo che il nostro Padre ci ama e persegue il nostro bene contro ogni evidenza. Non è questione che le cose ci vadano bene, quanto invece di come noi viviamo quanto la vita ci riserva. Abbiamo fatto diventare il bisogno che le cose vadano bene un nostro idolo e continuiamo a vivere in vista delle cose che vadano bene: ci siamo scavati la fossa con le nostre mani e continuiamo a scavarcela ogni giorno. Basta con l’idolo delle cose che vanno bene, ritorniamo a vivere bene quanto la vita ci riserva, sia nel bene come nel male.

L’uomo che per 38 anni è stato paralizzato davanti alla piscina di Siloe cosa ci dice in fondo? Che le cose gli andavano bene? No! Cosa ci dice la presenza di Gesù davanti a Lui: che tutto andava bene? No! Tale vicenda ci dice che il giudizio è uno: la necessità di risvegliare il nostro desiderio di ritornare a camminare prendendo la nostra barella, non dimentichi delle nostre infermità. Così tutte le cose andranno bene? No! Questo fatto del paralitico guarito è preso dai Giudei come fatto per giudicare e volere uccidere Gesù, che aveva agito bene per il bene.

Ascoltare il Figlio che è Parola del Padre significa diventare ciò che siamo: figli, uomini di speranza che sanno che le cose non è importante che vadano bene ma che noi le viviamo bene. Non ascoltarlo è morire, perché non diventiamo ciò che siamo e noi non siamo nati per fare andare bene le cose ma per vivere bene. Solo un esempio: la mania che abbiamo di salute per allungare la nostra vita e potere morire sani, è una aberrazione del bene che vogliamo alla vita. È una fuga che ci porta lontani dall’unica cosa necessaria che è non allungare la vita ma riempire la vita, vivere bene la vita.

Il giudizio è cosa di oggi: alzati, prendi la tua barella e torna a casa. Vuoi guarire? Oggi, non domani né tantomeno alla fine dei tempi. Ricordiamoci che ogni uomo porta nel cuore il sigillo del volto del Padre, nessuno escluso! Il giudizio noi lo giochiamo su Dio, non su di noi. Per Gesù e il Padre la legge è sempre e solo amore di Dio su di noi e per noi. L’amore di Dio è il suo giudizio su di noi: non è indifferente agire in un modo anziché in un altro. Ma il problema non è questo, il problema del giudizio è dato dall’interpretazione che l’uomo dà di Dio, è il giudizio dell’uomo su Dio ciò che fa la differenza.

Se per l’uomo Dio è padrone, allora lui sarà schiavo obbediente o ribelle poco importa, ma schiavo.  La legge è divieto di trasgredire. L’altro è il contendente da eliminare. Vivere Dio come Padrone è essere figli che pensano che la vita gli sia contro (tutte le cose vanno male): la vita non potrà che essere contro di lui e contro gli altri. Considerare Dio come l’antagonista dell’uomo è il male originario dal quale purificarci e dal quale devono purificarsi tutte le religioni. Sacrificare l’uomo alla legge significa uccidere l’uomo e Dio allo stesso tempo.

Accettare il Padre è accettare di guarire la nostra esistenza votata alla morte, è avere la vita che spetta ai figli, è ascoltare la voce di Gesù che ci chiede se vogliamo guarire, è smettere dal nostro cuore l’idolo delle cose che devono andare bene per vivere bene le gioie e i dolori di ogni giorno. È cominciare a credere che la mia vita non dipende da come vanno le cose ma dal desiderio di vivere bene le cose.

In conclusione: non è Dio a compiere il giudizio: siamo noi a giudicare Dio! Il nostro giudizio negativo su di Lui è la nostra condanna perché ci porta a viverlo come Padrone, servi dell’idolo delle cose che vanno bene. Giudicarlo positivamente è vedere il nostro Dio Padre che in Gesù va in croce dall’alto della quale rivela il suo giudizio, che è la nostra salvezza: Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno. È Gesù che ci salva vivendo bene la croce come momento di bene e di amore e non come condanna e malvagità.

Commento a cura di p. Giovanni Nicoli.

Fonte – Scuola Apostolica Sacro Cuore

Vangelo del giorno:

Gv 5, 17-30
Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse ai Giudei: «Il Padre mio agisce anche ora e anch’io agisco». Per questo i Giudei cercavano ancor più di ucciderlo, perché non soltanto violava il sabato, ma chiamava Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio.
Gesù riprese a parlare e disse loro: «In verità, in verità io vi dico: il Figlio da se stesso non può fare nulla, se non ciò che vede fare dal Padre; quello che egli fa, anche il Figlio lo fa allo stesso modo. Il Padre infatti ama il Figlio, gli manifesta tutto quello che fa e gli manifesterà opere ancora più grandi di queste, perché voi ne siate meravigliati.
Come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a chi egli vuole. Il Padre infatti non giudica nessuno, ma ha dato ogni giudizio al Figlio, perché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre. Chi non onora il Figlio, non onora il Padre che lo ha mandato.
In verità, in verità io vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita. In verità, in verità io vi dico: viene l’ora – ed è questa – in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio e quelli che l’avranno ascoltata, vivranno.
Come infatti il Padre ha la vita in se stesso, così ha concesso anche al Figlio di avere la vita in se stesso, e gli ha dato il potere di giudicare, perché è Figlio dell’uomo. Non meravigliatevi di questo: viene l’ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e usciranno, quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna.
Da me, io non posso fare nulla. Giudico secondo quello che ascolto e il mio giudizio è giusto, perché non cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato.

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.