Gesuiti – Commento al Vangelo del giorno, 5 Ottobre 2022

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Il brano del Padre nostro può essere l’occasione per sperimentare la preghiera di contemplazione tipicamente ignaziana.

Una volta entrato nella preghiera, comincio a soffermarmi con attenzione sulle singole parole, o espressioni, o domande, contenute nella preghiera del Signore: cerco di riflettere sul senso delle singole parole e poi allargo alle parole vicine, per comprenderle anche nel contesto in cui vengono pronunciate.

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Rimango sul frammento della preghiera ripetendolo, magari sussurrandolo, quasi come una litania, così che possa scendere nel nostro cuore, nella profondità di noi stessi.
Ad esempio, mi fermo su: “sia santificato il tuo nome”. Provo a domandarmi: cosa significa per me, in questo momento della mia vita? Eventualmente lascio che la mia memoria mi suggerisca qualche versetto della Scrittura.
Oppure, cosa chiedo quando dico: “liberaci dal male?” Quale male? Da quale male vorrei essere liberato/a? Che cos’è il “mio” male? E così per tutto il resto, senza fretta.

Non si tratta di spremere le meningi o sforzarsi di pensare: lo Spirito è sempre soave. Posso semplicemente e delicatamente ripetere molte volte una singola domanda o parola, e attendere che nasca una risonanza. All’inizio può sembrare una cosa stupida o inutile, quando ne faccio esperienza mi accorgo che riserva molte sorprese, basta perseverare.
Non è necessario passare in rassegna tutto il Padre nostro; Ignazio era solito dire che non è il molto sapere che sazia e riempie l’anima, ma il sentire e gustare intimamente. A volte, una parola sola può essere più che sufficiente.

Ottavio De Bertolis SJ

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Fonte: Get up and Walk – il vangelo quotidiano commentato