Gesuiti – Commento al Vangelo del 3 Aprile 2019 – Gv 5, 17-30

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Chiamare Dio con il nome di Padre non è cosa da poco. Ti cambia la visione della realtà. Riconoscersi figli significa imparare ad assumere lo sguardo del Padre, a incarnare il suo stile. Quante volte anche noi, come i farisei, resistiamo a riconoscerci fino in fondo figli di Dio. Ci sembra troppo, non ci sentiamo all’altezza, non ci riteniamo degni. È il nostro modo infantile per evitare di assumere fino in fondo quella libertà che ci è donata. Ci fa paura, ci sembra esagerata e preferiamo non prendercene la responsabilità.

Gesù ha osato pensarsi figlio di Dio e lo è diventato realmente. I suoi gesti, le sue parole, la sua intera vita sono divenuti una continua conferma di questa intuizione. Tutto quello che lui fa diventa espressione del Padre perché Dio non gli ha nascosto nulla. Il coraggio di Gesù ha cambiato il corso della storia. Ora anche noi possiamo pensarci figli contro la tentazione di vivere da schiavi.

Il Padre non giudica, ma ha dato al Figlio il potere di giudicare. Anche noi, in quanto figli, abbiamo il potere di giudicare. Gesù ci insegna a usare adeguatamente questo potere e così avere vita e dare vita. Sappiamo quanto possiamo farci del male con il giudizio. Il criterio che lui ci indica è quello della volontà del Padre che ci vuole tutti salvi. Il giudizio allora può diventare strumento di discernimento che ci abilita a scegliere di volta in volta la strada della salvezza rispetto a quella della perdizione.

Flavio Emanuele Bottaro SJ

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Fonte: Get up and Walk – il vangelo quotidiano comme

Gv 5, 17-30
Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse ai Giudei: «Il Padre mio agisce anche ora e anch’io agisco». Per questo i Giudei cercavano ancor più di ucciderlo, perché non soltanto violava il sabato, ma chiamava Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio.
Gesù riprese a parlare e disse loro: «In verità, in verità io vi dico: il Figlio da se stesso non può fare nulla, se non ciò che vede fare dal Padre; quello che egli fa, anche il Figlio lo fa allo stesso modo. Il Padre infatti ama il Figlio, gli manifesta tutto quello che fa e gli manifesterà opere ancora più grandi di queste, perché voi ne siate meravigliati.
Come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a chi egli vuole. Il Padre infatti non giudica nessuno, ma ha dato ogni giudizio al Figlio, perché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre. Chi non onora il Figlio, non onora il Padre che lo ha mandato.
In verità, in verità io vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita. In verità, in verità io vi dico: viene l’ora – ed è questa – in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio e quelli che l’avranno ascoltata, vivranno.
Come infatti il Padre ha la vita in se stesso, così ha concesso anche al Figlio di avere la vita in se stesso, e gli ha dato il potere di giudicare, perché è Figlio dell’uomo. Non meravigliatevi di questo: viene l’ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e usciranno, quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna.
Da me, io non posso fare nulla. Giudico secondo quello che ascolto e il mio giudizio è giusto, perché non cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato.

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.