Fraternità Gesù Risorto – Commento al Vangelo di domenica 31 Luglio 2022

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Iª lettura Qo 1,2; 2,21-23
dal Salmo 94
IIª lettura Col 3,1-5. 9-11
Vangelo Lc 12,13-21

San Paolo s’intrattiene con i fedeli della comunità di Colossi con grande amore e sapienza. Ha notato che non tutti coloro che sono stati battezzati nel nome di Gesù sono anche arrivati a comprendere le conseguenze di questo grande dono di Dio, non sanno vivere nella fede cui hanno aderito con il cuore e con la mente: vanno aiutati! C’è chi pensa di poter continuare le abitudini impregnate di menzogna, come furti, impurità, linguaggio scurrile, maldicenze, e altri comportamenti che conosciamo, perché, purtroppo appartengono anche a noi. No, dice l’apostolo: se ora ti sei impegnato con Cristo Gesù, gli farai fare bella figura con il tuo modo di vivere: ti impegnerai a manifestare la sua bellezza e la sua santità. Egli ti ha perdonato, egli è morto per te, e tu saresti capace di vivere come se non lo conoscessi, come quand’eri pagano, come se non fosse successo nulla? Questo non farebbe onore a te, anzi, farebbe disprezzare da chi ti conosce persino il tuo Signore che ti ha salvato. Dal tuo modo di parlare, dal tuo modo di comportarti nell’ambito sessuale, dal tuo modo di considerare le cose di questo mondo e le ricchezze, dai tuoi desideri, si deve capire che non sei più di questo mondo, ma che sei di Gesù. Da tutto il tuo comportamento si deve vedere la bellezza di quel Dio che è Padre di tutti, anche di quelli che non lo sanno e non lo conoscono.

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Il cristiano vive una vita pura, interiormente libera dalle ricchezze, libera da accuse e condanne contro gli altri, anche a costo di soffrire, perché egli vuole essere testimone: il credente testimonia che Dio ama gli uomini, testimonia che Gesù è morto per loro e li attende tutti nella risurrezione. Il cristiano è testimone della santità di Dio, è uno che rivela il vero Dio agli uomini, ai suoi fratelli e a coloro che non hanno alcuna idea, se non falsa, della divinità. Ci abitueremo a considerare la nostra vita come l’occasione per dar gloria a Dio, altrimenti faremmo sempre tutto senza gioia, come dovere, come una schiavitù, e la fatica sarebbe pesante, talora insopportabile.

Molti non capiscono perché debbano essere puri nei loro comportamenti, altri non comprendono perché debbano essere onesti anche quando potrebbero farla franca. Se consideriamo il nostro essere cristiani solo come un modo per seguire una delle tante religioni o un modo per rispettare dei comandamenti, non abbiamo capito nulla del Vangelo. Rimarremmo come uno che “accumula tesori per sé, e non arricchisce davanti a Dio”.

Per comprendere e riuscire a vivere secondo il Vangelo, cioè secondo la sapienza di Dio, faremo nostro pienamente il pensiero che Gesù ci manifesta oggi con la parabola dell’uomo ricco. Quest’uomo non è un uomo del passato, anzi, egli descrive benissimo ciascuno di noi. Siamo noi che continuiamo a calcolare la possibilità di avere di più, più lavoro, più mezzi economici, più svago, più viaggi, più divertimenti. Pare strano, ma ci accorgeremmo facilmente di essere poveri: l’uomo della parabola, diventando ricco si è accorto di non avere magazzini sufficienti per le sue scorte, si è accorto di essere… povero. E si è preoccupato!

Ma, dice Gesù, era stolto.

Noi siamo stolti quando dimentichiamo di inserire nei nostri calcoli la presenza e la paternità di Dio.

Siamo stolti quando dimentichiamo che i beni di questo mondo non ci faranno mai felici, nè testimonieranno per noi all’ultimo giudizio.

Siamo stolti quando dimentichiamo che le ricchezze ci sono date per arricchire di amore generoso il mondo, per alleviare le sofferenze dei poveri, per dare testimonianza che Dio è provvidenza per coloro che non dispongono di nulla.

Siamo stolti quando pensiamo di essere padroni di ciò che passa per le nostre mani, e non solo amministratori: non sappiamo nemmeno se domani saremo ancora qui. Gesù conclude la sua parabola come vediamo che si conclude spesso anche la vita di chi è ricco. La ricchezza non l’ha salvato dalla morte e non l’aiuterà nel momento del giudizio.

Dice il vero l’autore del Qoèlet, quando dice che tutto è vanità, tutto è inganno, tutto è illusione. Unica realtà è Dio, e unico scopo della nostra vita è perciò essere partecipi della sua.

Faremo ancor più attenzione all’esortazione dell’apostolo Paolo, che ci invita a tenere lo sguardo fisso alle cose di lassù, per non lasciarci condizionare dalle cose della terra. Tutta la nostra vita sarà luminosa, non saremo menzogneri e ingannatori dei fratelli, ma aiuteremo tutti a godere la verità dell’amore del Padre!

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