Famiglia, Sogno di Dio – Il messaggio dell’Immacolata per la coppia

346

- Pubblicità -

Il tempo dell’Avvento ospita la festa dell’Immacolata Concezione come un perfetto paradigma dell’arrivo del Signore nella storia e nella vita degli sposi

Iniziamo col ricordare che, anche se il Vangelo del giorno ci presenta il brano dell’Annunciazione, l’Immacolata Concezione non riguarda il concepimento di Gesù nel grembo di sua madre Maria. Quest’ultimo viene chiamato l’Incarnazione. L’Immacolata concezione è invece il dogma proclamato solennemente da Pio IX l’8 Dicembre 1854 che afferma che Maria, madre di Gesù, fu concepita nel grembo di sua madre, Sant’Anna, senza peccato originale. Non a caso la parola immacolato significa letteralmente puro, senza macchia. Dio ha voluto preparare Maria. Lei e solamente lei poteva accogliere l’avvento di Gesù nella storia, proprio perché immacolata, senza macchia.

Fede o fiaba?

Ma quanto è difficile oggi parlare di Immacolata Concezione, persino fra cattolici, persino in famiglia. Il rischio che si corre è spesso quello di trovarsi davanti a reazioni incredule, rinunciatarie, agli sguardi pieni di commiserazione di chi vorrebbe farti capire che è ora di smetterla di vivere nel mondo delle fiabe, di chi continua a ripeterti che siamo nel terzo millennio, e che dovresti rifiutare questi concetti da cultura medievale, chiusa, quasi raggomitolata su se stessa.

Invece il messaggio contenuto nel dogma dell’Immacolata Concezione è quanto mai attuale, “incarnato” nella nostra vita, ed ha qualcosa da dire anche a noi coppie.

Per capire però bisogna ascoltare, allora facciamoci aiutare dalla Parola di Dio, dalle letture di questa giornata in cui la chiesa ci invita a contemplare Maria “la piena di grazia”, colei che ha accettato, in tutta umiltà, di vivere nel mondo senza essere del mondo, senza lasciarsi attrarre dalla concupiscenza che fa delle persone e delle cose l’oggetto del desiderio.

La coppia nell’Eden

La prima lettura, tratta dal libro della Genesi ci porta nel giardino dell’Eden, e ci mostra quello che succede subito dopo che Adamo ebbe mangiato del frutto dell’albero.

“Il Signore Dio lo chiamò e gli disse: «Dove sei?». Rispose: «Ho udito la tua voce nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto». Riprese: «Chi ti ha fatto sapere che sei nudo? Hai forse mangiato dell’albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?». Rispose l’uomo: «La donna che tu mi hai posto accanto mi ha dato dell’albero e io ne ho mangiato». Il Signore Dio disse alla donna: «Che hai fatto?». Rispose la donna: «Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato».
Allora il Signore Dio disse al serpente: «Poiché hai fatto questo, maledetto tu fra tutto il bestiame e fra tutti gli animali selvatici! Sul tuo ventre camminerai e polvere mangerai per tutti i giorni della tua vita. Io porrò inimicizia fra te e la donna, fra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno».
L’uomo chiamò sua moglie Eva, perché ella fu la madre di tutti i viventi…”

Il desiderio di conoscere, di possedere ciò che apparentemente non si ha, aveva indotto Adamo ed Eva a tradire quel rapporto di fiducia, d’amore che Dio aveva instaurato con loro. Alla prima coppia non bastava più essere immagine e somiglianza di Dio, essere il riflesso di Dio, essere come Dio; avevano desiderato di più, avevano desiderato di sostituirsi a Dio, e diventare così indipendenti da Dio, bastanti a sé stessi.

Il rischio

Un rischio che corriamo anche nel rapporto di coppia. Il serpente tentatore ci irretisce con le sue spire, offusca il progetto meraviglioso che Dio ha per ogni coppia parlandoci dei nostri desideri, cercando di convincerci che l’altro diventa un limite alla nostra libertà, alla nostra realizzazione personale e professionale. Come nel giardino dell’Eden il serpente fece di tutto per demolire il rapporto d’amore e di fiducia fra Dio e la prima coppia, così questi farà di tutto per impedire che la coppia di sposi viva la pienezza e la bellezza della relazione d’amore fra loro e con Dio, usando le armi migliori che ha a sua disposizione: i nostri punti deboli. Il nostro orgoglio, le nostre insicurezze, le ferite mai sanate, i silenzi, le ripicche, le parole taglienti come rasoi, una sessualità ossessiva che sfocia nella dipendenza dalla pornografia, sono pallottole che offriamo a chi vuole distruggere l’armonia della creazione, l’immagine stessa di Dio trinità, la nostra coppia.

“Porrò inimicizia tra te e la donna”, dice Dio al serpente tentatore, simbolo della cupidigia.

In quel gesto, in quel cibarsi del frutto dell’albero, c’è tutta la forza dell’individualismo che serpeggia nella cultura dei nostri giorni, dove non può esserci limite al desiderio umano, dove il desiderio diventa anche più importante del suo stesso soddisfacimento, perché una volta soddisfatto un desiderio ne emergono subito altri da soddisfare, in una spirale di cupidigia senza fine.

Maria non si nasconde

La storia di Maria non segue questo paradigma, Maria non è schiava del desiderio. La sua relazione con l’Onnipotente è autentica, da creatura a creatore, senza concupiscenza. Degna dimora, per il Figlio.

Adamo ed Eva si nascondono, tentano di nascondersi al richiamo di Dio. Maria invece c’è. “Eccomi”. “Ecco me!”. Non ha paura di mostrarsi a Dio, con la sua fragilità di donna, con le sue paure.
Adamo ed Eva si accusano a vicenda, rompendo il senso stesso della relazione sponsale che implica sempre il prendersi cura dell’altro, il prendersi la responsabilità dell’altro. Maria accoglie con umiltà, anche se con comprensibile timore, la proposta di Dio. Si mette in gioco nella relazione. Mette in gioco la sua relazione con Giuseppe.
Adamo ed Eva vogliono competere con Dio, accogliendo l’invito del divisore che promette loro di essere “come” Dio. Il Vangelo di Luca ci dice che Maria, al contrario, si concepisce come “serva”: “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga con me quello che hai detto”.

Maria Immacolata modello per la coppia

Ecco il modello per la nostra vita di coppia.

Abbandonarsi completamente fra le braccia di Dio Padre, contrastando insieme il male del mondo, facendoci forza, scudo e sostegno l’uno per l’altra, accompagnati dalla potenza dello Spirito Santo che abbiamo ricevuto in dono nel giorno delle nostre nozze e diventare noi stessi strumenti del suo grande amore, grembo che accoglie il Figlio Gesù, che lo nutre, lo fa crescere e lo porta nel mondo. E così l’Eccomi di Maria diventa il nostro Eccoci. Ecco noi. Ci siamo. Se hai bisogno di noi siamo qui. Se ci hai scelto manda noi.

Ce lo dice l’apostolo Paolo nella seconda lettura, tratta dalla lettera alla comunità di Efeso: “In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità, predestinandoci a essere per lui figli adottivi mediante Gesù Cristo, secondo il disegno d’amore della sua volontà”.

Siamo stati scelti prima della creazione del mondo, per essere insieme santi e immacolati, per vivere insieme il suo disegno d’amore per noi.

Non lasciatevi attirare dalle spire del serpente, non raggomitolatevi su voi stessi, ma alzate la testa, allungate la vostra mano e cercate la mano di vostra moglie, di vostro marito, cercate il suo sguardo, ammirate quegli occhi che vi hanno fatto innamorare e insieme ricominciate una vita nuova in Lui con quell’atteggiamento che ha improntato tutta la vita di Maria: la speranza.

Certo, oggi sperare è difficile. Ma possiamo ancora sperare perché come ci dice il Salmo 97, Lui, il Signore, ha fatto per noi cose meravigliose, ha compiuto prodigi, ha manifestato la sua salvezza. Per tutti.

Buon cammino

Fonte: Famiglia, Sogno di Dio il blog di Paolo e Diane