don Alessandro Dehò – Commento al Vangelo del 13 Novembre 2022

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Apocalisse del cuore del mondo

E come la vedova nel tempio, perché c’è lei qualche versetto prima di questa apocalittica discussione sulla fine del mondo, e come la vedova nel tempio starò con la mia ricchezza prosciugata e con gli amori tramontati e con quella solitudine che accompagna fedelmente fino alle porte della morte.

E come la vedova mi siederò nel cuore di un mondo annientato e finalmente, dopo che nessuna

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pietra sarà rimasta su altra pietra, nel ventre di fatto di macerie, finalmente sentirò che il mondo mi somiglia, che non finge più, ogni cosa è povera e vedova di Te, è sempre stato così, ora si vede, ora è svelata. E tra le macerie aspetteremo tremanti l’apocalisse del cuore del mondo, aspetteremo Te.

Attorno a me solo qualche brandello di muro, qualche torre decapitata, pagine strappate e brani di ricordi, l’accenno di una musica, tele strappate, accenni di una vita che è stata sempre e solo una preghiera, dal cuore distrutto di una esistenza rimangono i tentativi di credere in Te, si alzano come arpioni verso il Cielo le suppliche, solo questo rimane, lo sforzo bambino di lanciare sassi verso l’Alto, come orazioni che avrebbero dovuto svegliare l’Assoluto. Del resto, finalmente, non resta traccia su traccia.

Dei messia che ho seguito nemmeno l’ombra, come dei miei stupidi tentativi di essere creduto. Non sono io, non sono io, sono solo un cuore vedovo d’amore e tra le mani tengo solo il vuoto svuotato da due spiccioli. Non seguitemi più, sediamoci, aspettiamo, perdonate le mie troppe sicurezze, tenete solo il balbettio innamorato di qualche lampo di preghiera, sediamoci qui, non inganniamoci più.

Guardiamo le cose di questo mondo come le hanno sempre guardate i contemplativi, con distacco e libertà, guerre, terremoti, carestie e pestilenze sono state la melodia cocciuta dello scorrere del tempo, nessuna parola di troppo ci è richiesta, nessuna ideologia da difendere, del potere e delle sue menzogne non resta finalmente nulla, nemmeno dei nostri peccati di supposizione, siamo solo cuori vedovi d’amore, ci basti lasciarci scorticare dal dolore delle vittime, quello sì, di ogni vittima, fino alla fine. Estraiamo corpi dalle macerie, allineiamo i cadaveri, orientiamo gli occhi al cielo, solo questo, un’estrema preghiera di silenzio. Stendiamoci vittime con le vittime, verso l’Alto.

Da molto tempo ormai non aspetto più segni eclatanti dal cielo, mi sono accorto che non servono, ti vedo già in ogni cosa, in ogni minima cosa, tutto è segno di te, mi assedia la tua presenza, sento il profumo del tuo passaggio, intuisco l’anticipo della tua venuta, macero nella mancanza. Ogni cosa è in Te.

Parli di persecuzioni. E subito penso alla violenza e al martirio, ma devo ricordarmi di aver già capito che non è così, nessun eroismo, nessun sangue, non sono quelle le persecuzioni vere, quelle sono finali luminosi, finali per pochi ricchi, io sono povero. Sono solo un cuore vedovo e povero, al massimo posso dire che si sono presi gioco di me, che mi hanno guardato come si guarda uno stolto, hanno avuto pietà del mio contare niente, persecuzione vera per me è stato continuare a parlare d’Amore e esser preso per matto, parlare di croce e non esser capito, essere fuori tempo, essere esperto di cose che non interessano a nessuno, come i matti nei villaggi, al massimo presi in simpatia per il loro vivere innocuo. Non so se sono riuscito Signore, ci ho provato, di questo sono sicuro. Ed è stata sufficientemente dura.

Ma non è stata vera persecuzione. Vera persecuzione è quando io sono stato persecuzione a me stesso, quando mi sono sinceramente pentito di averti seguito, quando ho sentito la mancanza di certe rinunce fatte con troppa leggerezza, quando avrei voluto poter contare e non contavo niente, quando non avevo nulla da donarti, quando chi mi amava aveva compassione per me, quando mi sono detto di aver buttato la vita per un’utopia presa troppo sul serio, quando ho invidiato chi parlava di te con tono accademico e seduttivo. Quando mi sono pentito di me.

Ora che non è rimasto nulla, ora che il trionfo della profezia si è avverato, non resta che aspettare. Mi hai portato fino a qui, ora devo riuscire a non aggrapparmi a niente e a nessuno, maceria tra le macerie, aspetterò, mi sono liberato anche dei pochi spiccioli rimasti.

Non ho più parole da dirti, solo tu puoi dire se c’è stato in me qualche tratto di testimonianza, a me sembra solo di essermi svuotato, mi sono consegnato a chi aveva voglia di ascoltarmi, ora starò zitto, nessuna difesa da preparare, non mi difenderò più, io accetto che tu, amore mio crocifisso, muta obbedienza al Padre, prenda casa in me, sarai tu la mia parola, la mia sapienza, il mio amore.

Questo vorrei dirti, a questo vorrei arrivare, ma lo sai che ho ancora tanta paura, che le mie mani non sanno aprirsi fino in fondo. Tu senti che tremo e così ti avvicini, non andrà perduto nemmeno un capello del mio capo, e io mi commuovo e mi stringo a te. Sarà quello che deve accadere, svuota con grazia il mio cuore, impoverisci le mie mani. E persevera, persevera tu nella pazienza, persevera tu nell’amore, non perdere la speranza in me, abbi fede, che un giorno, alla fine io possa davvero essere maceria tra le macerie, volto rivolto a Te.

AUTORE: don Alessandro Dehòpagina Facebook

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