Arcidiocesi di Pisa – Commento al Vangelo del 5 Ottobre 2022

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I Discepoli tormentati dal dubbio di non aver ancora compreso cosa sia la preghiera, e ammirati dall’intensità e potenza che si sprigionano nel raccoglimento in preghiera di Gesù, chiedono: “Insegnaci a pregare”. Insegnaci come si entra in quel tempo di ascolto fertile, senza luogo né materia, leggero e denso, intimo e vibrante, che è la preghiera.

L’unica preghiera che Gesù insegna descrive la cornice ideale nella quale vivere tutta l’esperienza di preghiera, una preghiera universale che parla a nome di tutti: Padre, il nome più intimo, memoria di nascita ed infanzia, parola di tenerezza, fiducia, abbandono, memoria, identità. Filo che allaccia la promessa alla speranza.

Pane, bene primario, che da prima necessità diventa atto d’amore. Un pane donato, condiviso, simbolo di compagnia e amicizia, di festa e di gioia, la vita che si libera, lievita e cresce solo se si nutre del nome Santo di un Padre; il perdono, necessario come il pane, che permette l’esperienza dell’amore e del poter ricominciare; della cura e della compassione con la debolezza e la fragilità di cui l’essere umano è intriso.

Imparare a pregare significa fare l’esperienza del Padre, la vera preghiera non è un’azione che facciamo noi, ma un qualcosa che permettiamo che Cristo faccia in noi. Pregare è arrendersi all’amore di chi ha deciso di amarci ancor prima di chiederci di amare. La preghiera, prima che richiesta, diventa silenzio, accettare di stare, senza imbarazzo, in un lungo abbraccio tra innamorati.

FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi

I commenti di questo mese sono curati da Centro Diocesano per le Vocazioni di Pisa