Venerazione dei santi

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    Devozione che si manifesta verso persone defunte di santità eminente, cercando di imitarne la vita e di ottenere la loro intercessione presso Dio. I Santi sono venerati in un modo speciale dalla Chiesa Cattolica e da quella Ortodossa (UR 15), e, in una estensione minore, dalla Comunione Anglicana, in particolare a partire dal Movimento di Oxford. Gli Ebrei trassero ispirazione da grandi personaggi della storia del loro passato (Sir 44,1-50,21; cf 2 Mac 15,12-16). Questo tema è ripreso dalla Lettera agli Ebrei che elenca molti eroi e eroine della fede (Eb 11,1-12,1). I primi cristiani veneravano la Beata Vergine Maria e i martiri. Origene (circa 185 – circa 254) fu il primo a riflettere seriamente sulla devozione ai Santi. I primi non martiri venerati furono sant’Antonio Abate (circa 251-356) e san Martino di Tours (morto nel 397). Il Concilio di Nicea II (787) contro gli iconoclasti d’Oriente, e quello di Trento (1545-1563), contro l’iconoclasmo protestante, affermarono l’importanza di venerare i Santi. Gli altari vengono consacrati soltanto dopo che sono state fissate in essi reliquie di Santi. Nella Chiesa Orientale, la liturgia eucaristica è celebrata sull’antimension: è un pezzo di panno che contiene reliquie e che è posto sull’altare; compie una funzione analoga al corporale latino (panno inamidato su cui sono posti il calice e la patena). Cf Beatificazione; Canonizzazione; Comunione dei Santi; Concilio di Nicea II; Concilio di Trento; Iperdulìa; Martire; Miracolo; Movimento di Oxford; Pellegrinaggio; Reliquie; Santo.