Valdesi

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    Membri di un movimento di rinnovamento che ebbe inizio nel XII secolo e finì per diventare una Chiesa con un credo calvinista. Nel 1174, un ricco mercante di Lione, Pietro Valdo (morto prima del 1219), dopo aver sentito l’invito di Cristo al giovane ricco (Mt 19,21), distribuì le sue ricchezze ai poveri e cominciò a predicare il vangelo nel Sud della Francia. Con frequenti attacchi sulla mondanità della Chiesa, Valdo e i suoi seguaci provocarono costanti urti. Dopo il fallimento del Concilio Lateranense III (1179) di riportarli all’unità, furono scomunicati nel Concilio di Verona (1184). La loro rinuncia a qualsiasi uso di violenza, il loro rifiuto di fare giuramenti (DS 913), la predicazione senza l’approvazione ufficiale della Chiesa (cf DS 809) scavarono un fosso troppo ampio per poterlo colmare. Nel 1207, Innocenzo III bandì una crociata contro gli Albigesi che colpì anche le basi dei Valdesi nel Sud della Francia. Molti Valdesi emigrarono in Spagna, Germania, Boemia, Polonia, Savoia e Piemonte. I Valdesi che ritornarono alla Chiesa Cattolica nel 1207 dovettero fare una professione di fede che riguardava i problemi discussi (cf DS 790-797; FCC 3.009; 7.055-7.56). I Valdesi italiani cercarono un contatto con la Riforma protestante nel Sinodo di Chanforans (1532) e adottarono la confessione di fede calvinista. Dopo il massacro di Valdesi nel 1655, pianti da John Milton nella sua poesia: « Sul recente massacro in Piemonte », alcuni comuni di montagna ottennero il permesso di praticare liberamente la loro religione. Dopo il 1848, godettero di una vera libertà politica e religiosa. Nel 1922, istituirono la loro Facoltà di teologia, proprio nelle vicinanze del Vaticano. Sono una Chiesa di circa trentamila aderenti e costituiscono in Italia il gruppo protestante più forte. Cf Calvinismo; Hussiti; Protestante; Riforma.