Tre capitoli (I)

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    Tre autori, accusati di essere favorevoli al nestorianesimo e condannati postumi da Giustiniano I verso il 534. Egli lo fece come gesto di buona volontà verso l’opposizione monofisita contraria al Concilio di Calcedonia (451). La condanna colpì le opere e la persona di Teodoro di Mopsuestia (circa 350-428), gli scritti che Teodoreto, vescovo di Ciro (circa 393 – circa 466), aveva diretto contro san Cirillo di Alessandria (morto nel 444) e la lettera che Iba vescovo di Edessa (vescovo dal 435 al 449) aveva mandato nel 433 a Mari, vescovo di Hardascir in Persia. Sebbene fosse stato convocato a Costantinopoli nel 547, il papa Vigilio rifiutò dapprima di sottoscrivere la condanna. Nel suo Iudicatum del 548, egli condannò le proposizioni di Teodoro, che era morto in pace con la Chiesa, solo in quanto potevano prestarsi ad una interpretazione nestoriana contro Calcedonia. Soprattutto, papa Vigilio rifiutò di acconsentire ad una condanna postuma. Quando fu convocato un concilio ecumenico, il Costantinopolitano II (553), il papa finì per firmare la condanna. Questa condanna dei « tre Capitoli » portò l’Occidente ad un grave scisma che fu sanato solo verso il 689. Per quanto infelici siano state le circostanze, questo modo insolito di censurare può comunque essere interpretato come una garanzia che non c’è nulla nella dottrina della Chiesa che possa legittimare l’errore nestoriano. Cf Concilio di Calcedonia; Concilio Costantinopolitano II; Monofisismo; Nestorianesimo.