Trasfigurazione

    295

    L’episodio nella vita di Cristo in cui salì su un monte (probabilmente il monte Tabor vicino a Nazaret) con Pietro, Giacomo e Giovanni e fu visto da essi radiante di gloria e in compagnia di Mosè ed Elia (Mt 9; Me 9,2-10; Le 9,28-36; 2 Pt 1,16-19). Mosè ed Elia rappresentavano, rispettivamente, la legge e i profeti ed entrambi avevano visto la gloria di Dio (cf Es 24,12-18; 33,7-23; 34,29-35; 1 Re 19,1-18). Nella mistica orientale, la « luce del Tabor » divenne sinonimo dell’esperienza più profonda che trasforma completamente il nostro essere dopo l’ardua salita sul monte (la nostra ascetica). Comunque, la nota predominante èera non lo sforzo indispensabile, ma la gloria di Dio sempre più grande che diviene nostra se noi lasciamo che Dio cambi il nostro essere (2 Cor 3,18). In questa assimilazione alla gloria di Dio mediante la purificazione (cf 1 Gv 3,2), il mistico bizantino san Gregorio Palamas (circa 1296-1359) vide all’opera le energie di Dio. La festa della Trasfigurazione illumina Cristo stesso, il Figlio di Dio per natura, la cui eterna gloria rivelata attraverso la sofferenza sostiene nel tempo il pellegrinaggio cristiano in cammino verso Dio. Almeno a partire dal IV secolo, i Greci celebravano questa festa, che venne largamente adottata in Oriente verso l’anno mille. Il papa Callisto III fece della Trasfigurazione una festa della Chiesa universale per ringraziare Dio della vittoria sui Turchi a Belgrado il 6 agosto 1456. Cf Dòxa; Esicasmo; Mistica; Palamismo; Teologia.