Transustanziazione (Lat. « cambiamento di sostanza »)

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    Il cambiamento (mediante le parole della consacrazione eucaristica) della sostanza del pane e del vino nel corpo e sangue di Cristo, mentre rimangono le specie del pane e del vino. Il Concilio Lateranense IV (1215) usò il termine « trans-sostanziati » nella sezione eucaristica della sua professione di fede (DS 802; cf 782,1642,1652; FCC 7.025, 9.089, 9.140,9.150). Al tempo della Riforma, Ulrich Zwinglio (1484-1531) sostenne una visuale puramente simbolica dell’Eucaristia, e negò qualsiasi cambiamento. Una simile visuale era stata già anticipata da Berengario di Tours (circa 999-1088) che respingeva la transostanziazione e negava la presenza reale (DS 700; FCC 9.088). Martin Lutero (1484-1531) sostenne che, mentre rimangono le sostanze del pane e del vino, il corpo ed il sangue di Cristo si fanno presenti per il credente. Questa teoria è chiamata consostanziazione (Lat. « con il pane »). Nel suo insegnamento sull’Eucaristia, il Concilio di Trento ribadì la fede secondo cui, mediante la consacrazione, il pane e il vino sono transostanziati nel corpo e nel sangue di Cristo e vanno perciò adorati (DS 1651-1654,1356; FCC 9.149-9.152). La Chiesa Ortodossa greca usa il termine metabolè (Gr. « cambiamento »), o metousìois (Gr. « cambiamento di essenza »), anziché il termine « transostanziazione ». Però, l’unica vera divergenza con la Chiesa Cattolica riguarda il momento della consacrazione. Cf Accidente; Concilio di Costanza; Concilio Lateranense TV; Consacrazione; Epiclesi; Eucaristia; Presenza reale; Zwinglianismo.