Teologia politica

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    Una teologia che protesta contro la privatizzazione della religione e insiste sulla responsabilità sociale dei cristiani. Dopo che la perestroika di Costantino il Grande (circa 280-337) ebbe portato la libertà religiosa, cristiani come Eusebio di Cesarea (circa 260 – circa 340) si servirono alle volte della fede per legittimare certe pretese, tattiche e pratiche imperiali. Un nuovo e falso connubio dell’ordine politico con la religione portò guerre e persecuzioni. L’Illuminismo andò all’estremo opposto col sostenere che la religione e la politica sono interamente due cose separate e che la fede è un fatto privato che riguarda unicamente la coscienza dei singoli. Ben lungi dal voler politicizzare la religione, la teologia politica di Johann Baptist Metz (nato nel 1928) e di altri mira piuttosto ad esprimere le implicanze della fede cristiana per l’ordine sociale e politico, soprattutto col protestare contro l’ingiustizia dilagante del nostro mondo e col sottolineare la solidarietà con Gesù crocifisso e con le innumerevoli vittime del mondo della storia passata e presente. Questa teologia della prassi ha trovato una specie di conferma ufficiale nell’Enciclica del 1987, Sollicitudo rei socialis, di Giovanni Paolo IL Cf Chiesa e Stato; Illuminismo; Opzione per i poveri; Prassi; Sinfonia; Teologia femminista; Teologia della liberazione; Teologia nera.