Teodicea (Gr. « giustificazione di Dio »)

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    Termine introdotto dal filosofo Goffredo Guglielmo Leibniz (1641-1716) nella sua risposta a Pietro Bayle (1647-1706) che una volta aveva suscitato il problema: Se Dio è infinitamente buono e onnipotente, da dove viene il male e che cosa vuol dire? Il problema è più vecchio del libro di Giobbe e viene riproposto nel modo più angoscioso nell’abbandono di Gesù sulla croce (Me 15,34). Come possono i credenti spiegare la sofferenza degli innocenti e dei buoni? Auschwitz, Dresda, Hiroscima ed altri scenari di mali misteriosi nell’epoca nostra hanno più volte sollevato la questione. Si può dire con ragione che molto spesso gli esseri umani, anziché Dio, possono essere citati a rispondere dell’uso omicida che fanno della libertà. D’altra parte, una certa dose di sofferenza misteriosa e immeritata rimane. Mentre aspettiamo la Parusia, una risposta provvisoria viene dal modo con cui Gesù ha sofferto con noi e per noi. Oggi, il termine « teodicea » è usato in un senso più largo, come sinonimo di teologia naturale. Cf Mistero del male; Parusia; Sofferenza di Dio; Teologia naturale.