Teocrazia (Gr. « governo di Dio »)

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    Governo da parte di Dio o di qualche suo rappresentante. Nell’antichità, molti paesi credevano che i loro governanti fossero investiti di autorità divina o addirittura venivano identificati con esseri divini. Giuseppe Flavio (circa 37 – circa 100) creò il termine « teocrazia » e lo applicò ad un esempio classico: il popolo ebraico. I salmi regali, composti spesso per una incoronazione, celebravano il dominio di Dio rivelato e esercitato attraverso i re (per es., Sai 2,45,110). Le leggi di Israele (per es., i dieci comandamenti) non solo espressero la volontà di Dio, ma anche veicolarono sanzioni civili, perfino la pena di morte. Dopo il tempo di Gesù, la teocrazia si manifestò non solo in movimenti religiosi nuovi, come l’islamismo, ma anche nello stesso cristianesimo. Nell’Impero bizantino, il sovrano era visto come un’immagine di Cristo, il Pantocràtor (Gr. « onnipotente »), e lo Stato come un’immagine dell’ordine celeste. Elementi teocratici si trovavano nelle riforme del papa san Gregorio VII (circa 1021-1085). Sia Ulrico Zwinglio (1484-1531) sia Giovanni Calvino (1509-1564) si adoperarono per stabilire un governo divino rispettivamente a Zurigo e a Ginevra. Seguì il loro esempio il Lord Puritano Protettore Oliver Cromwell (1599-1658). Cf Calvinismo; Chiesa e Stato; Decalogo; Islamismo; Pantocràtor; Sinfonia; Zwinglianismo.