Tentazione

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    Passaggio verso la maturità

    Alcune parole sono come quei virus che, non solo è difficile isolare, ma in presenza dei quali diventa anche una impresa titanica impedirgli di trasmigrare. Una di queste è la parola tentazione. È presente, e sempre con la stessa forza, in contesti diversi. Dal filosofico al religioso; dal contesto letterario a quello artistico. Conoscere il modo in cui si è interessato alla tentazione ognuno di questi contesti aiuta a superare luoghi comuni e definizioni improprie di una parola, che è anche uno stato d’animo, una condizione interiore e tanto altro. Farlo, poi, in un contesto secolarizzato come il nostro può portare a esiti imprevisti. Soprattutto se si tiene conto che, oggi e sempre più frequentemente, il posto di concetti quali disciplina, rinunzia, ascesi e lotta spirituale è stato preso dalla teorizzazione acritica dell’assunto “L’unico modo per liberarsi da una tentazione è cederci” (Oscar Wilde). Così dicendo, lo scrittore irlandese dell’età vittoriana, sembra aver liquidato con cinismo quasi compiaciuto ciò che simbolicamente è stato rappresentato, tra gli altri, da S. Botticelli, dal pittore fiammingo Juan de Flandes e da Pietro Annigoni. Proprio “Le tentazioni” o “La tentazione del viaggiatore” (1943) di Annigoni aiuta a superare una semantica riduttiva della tentazione.

    Nella tempera grassa su tela, Annigoni rende ben visibili lo zaino poggiato a terra e il bastone in mano al viaggiatore (Gesù), seduto su un tronco spezzato, mentre contempla l’orizzonte. La tentazione è presentata come un’esperienza di vita interiore, propria della condizione di esodo che tutti viviamo. Altro che la tentazione come “un’imboscata nella quale tendiamo a cadere gioiosamente e volontariamente” (Z. Bauman)!

    Il primo significato della parola tentatione(m), derivata da tentāre, non evoca qualcosa di proibito e di negativo. Non è subito provocazione al male. È passaggio obbligato per raggiungere una piena e consapevole maturità della vita. Originariamente – soprattutto se esploriamo la parola peirasmós, con la quale è resa in greco la parola tentazione – essa indica prova, esperienza; ma anche tentativo, lotta, sforzo, tensione per una scelta. L’avventura della vita, come quella del viaggiatore di Annigoni – costretta talvolta a svolgersi in un contesto segnato dalla confusione e dalla grossolanità di proposte di piccolo cabotaggio – piuttosto che resa e fuga dalla realtà, reclama scelte precise e coraggiose.

    Quelle che impediscono di coltivare la disperazione, che spezza la vita; di nutrirsi di illusioni, che lasciano solo l’amaro in bocca; di spendersi per il vuoto e l’effimero, che producono solo non senso; di nutrire l’odio, che brucia la coscienza; di vivere nell’amarezza, che fa recriminare su tutto; di coltivare la paura, che rende esitanti e inerti; di lasciarsi sopraffare dallo scoraggiamento, che prostra ed abbatte. Sono queste le tentazioni che oggi premono alle porte della nostra vita e giustificano l’invocazione: “Nella tentazione, non abbandonarmi”.

    A cura di mons. Nunzio Galantino