Tentazione (Lat. « mettere alla prova »)

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    Saggiare una cosa per giudicarne il valore (Gc 1,2-4,12), oppure indurre a peccare (Gc 1,4-15). Si dice che Dio « tentò » Abramo (Gn 22,1-19; Eb 11,17-19 ), o permise che Giobbe venisse « tentato » (Gb 1,1- 2,13). La debolezza della carne (Me 14,38) e le circostanze difficili (Le 8,13) possono portarci a compiere il male. Come grande tentatore, il diavolo cercò di indurre Cristo a peccare, specialmente durante il periodo che trascorse nel deserto dopo il battesimo (Mt 4,1-11; Me 1,13; Le 4,1-13). Tentato come lo siamo noi, Gesù, però, non peccò (Eb 4,15). Gli esseri umani possono peccare anche col « tentare » Dio chiedendogli dei segni (Mt 12,39) e lamentandoci della loro situazione (Es 17,1-7; Dt 6,16; 9,22; 33,8; Sai 95,8; 106,32; Eb 3,8-10). Come Cristo (Mt 6,13; Le 11,4), la Chiesa insegna a riconoscere la nostra debolezza di fronte alla tentazione e ci esorta alla preghiera e alle pratiche ascetiche come rimedio (cf DS 1533-1535; 1574; 1576; 2192; 2217; 2224; 2237; 2241-2253; FCC 8.066-8.068, 8.107, 8.109). Cf Ascesi; Peccato; Preghiera; Sarx.