Tempo

    478

    Definito da Platone (427-347 a.C.) come « l’immagine mobile dell’eternità », e da Aristotele (384-322 a. C.) come la misura del movimento. Gli Scolastici aggiunsero che il tempo era creato dalla ragione, perché solo la ragione è in grado di misurare il prima e il poi. Il tempo vissuto quando aspettiamo, soffriamo, godiamo e riposiamo non è propriamente misurabile da un orologio e neanche dal trascorrere dei giorni e delle notti e dell’avvicendarsi delle stagioni. Con la loro memoria dell’esodo e delle aspettative messianiche, gli Ebrei avevano un concetto del tempo e della storia che era primariamente lineare. Essi ricordavano il passato per sperare un futuro più pieno. Dovunque manchi un senso di svolgimento della storia, prevarrà l’immagine greca ciclica della storia, che Federico Nietzsche (1844-1900) imprigionò nel « mito dell’eterno ritorno ». L’escatologia cristiana illustra la direzione del tempo e della storia che culminerà nellaparusìa di Cristo e nel Regno finale di Dio (1 Cor 15,20-28; Ap 21,1-22,20). Cf Avvento; Escatologia; Eternità; Kairòs; Letteratura Apostolica; Quaresima; Parusìa; Sabato; Storia; Storia della Salvezza.