Stoicismo (Gr. « insegnamento del portico »)

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    Una scuola di filosofia fondata da Zenone di Cizio (335-263 a.C.) e che prese il nome da stoà o portico di Atene dove veniva insegnata. Lo stoicismo proponeva una armonia tra l’essere umano come microcosmo (gr. « piccolo mondo ») e il macrocosmo (Gr. « grande mondo »). Il Lògos (ragione o anima del mondo) governava l’universo; gli esseri umani avevano bisogno soltanto di controllare le loro passioni per vivere in sintonia con la natura e le sue leggi. Lo stoicismo, che era primariamente una filosofia morale, professava una cosmologia panteistica in cui Dio e la divina energia pervadevano ogni cosa. Dominante per vari secoli fra gli intellettuali nel mondo greco-romano, lo Stoicismo ebbe tra i suoi aderenti Seneca (circa 4 a.C. – 65 d.C.) e l’imperatore Marco Aurelio (121-80 a.C.). Si può vedere il suo influsso sulla teologia cristiana dei primi secoli già in san Giustino Martire (circa 100-165) che adottò la distinzione stoica tra Lògos endiàthetos (Gr. « parola immanente ») e Lògos prophorikós (Gr. « parola proferita ») per interpretare Dio ed il processo di rivelazione con cui il Padre esprime la Parola. Certi concetti stoici hanno esercitato qualche influsso sui Padri Cappadoci e nelle controversie trinitarie e cristologiche. La tradizione cristiana della legge naturale deve molto allo stoicismo. Cf Apologisti; Cosmologia; Immanenza; Leggi naturali; Lògos; Padri Cappadoci; Panteismo.