Servizio

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    Basterebbe elencare, senza alcun commento, le locuzioni nelle quali ricorre con significati sempre diversi la parola “servizio” per rendersi conto della difficoltà di trovare una definizione che li comprenda tutti. In maniera meramente esemplificativa: mettersi al servizio della patria; servizio a ore; servizio militare o civile; pubblicare un servizio; servizio religioso; strappare il servizio all’avversario; stazione di servizio; servizi segreti; un servizio di piatti; appartamento con doppi servizi.

    Una ricerca etimologica, per quanto limitata, presenta una prima derivazione, abbastanza (forse troppo) logica e superata, che lega la parola servizio al greco σειρά (corda, fune) – a sua volta connesso con il verbo εἴρω (legare, collegare) – e con il latino sero (collegare, connettere). Il servo sarebbe, così, “colui che è legato”, sia fisicamente sia socialmente, a un padrone. Più accreditata è la derivazione dal verbo latino servāre (guardare, custodire, conservare, sorvegliare). Il servo sarebbe quindi un “custode”, una “guardia”. Di più ci dice la presenza, nella parola servizio, della radice indoeuropea swer, dalla quale deriva il greco ἥρως, che in Omero significa sia “protettore del popolo” sia “uomo abile al combattimento”. La stessa radice rimanda all’atteggiamento del tenere costantemente gli occhi su qualcuno per essere pronti ai suoi desideri e alle sue aspettative.

    Prima che la parola servizio/servo acquistasse il significato dispregiativo che ancora oggi conserva in taluni contesti, essa portava con sé tutta la ricchezza che le veniva dal termine ebraico Abad che, utilizzato prevalentemente in ambito agricolo, significa letteralmente “servire”, “coltivare”. Il servizio, in questo caso, è il coltivare la terra servendo la natura e la comunità.

    Il deterioramento culturale, oltre che semantico, della parola servizio/servo inizia quando i filosofi greci, ad eccezione di Aristotele, cominciarono a considerare il servizio (la servitù) come una prestazione d’opera dovuta da alcuni ad altri per la superiorità razziale di questi ultimi. Questa concezione, senza eccessive teorizzazioni, divenne prassi diffusa nell’antica Roma, grazie anche alle continue conquiste ed espansioni. Tanto che intorno al I secolo a.C. oltre un terzo della popolazione romana era composta da schiavi e da servi. Uomini senza diritti né status sociale. Storici avveduti affermano che la potenza di molti regni ed imperi è stata possibile proprio grazie ai servi e agli schiavi.

    Sta di fatto che oggi la parola servizio/servo è, da una parte, circondata da una buona dose di stucchevole retorica, grazie a chi non perde occasione per dare visibilità al proprio … servizio e, per questo, pretendere riconoscimenti; dall’altra, è una parola disprezzata perché il servizio è ritenuto mortificante ed offensivo. C’è un solo modo per verificare l’autenticità di un servizio che, sfuggendo alla retorica, si esprima come un Abad: servire gli altri senza servirsi degli altri e senza farsi servire.

    Mons. Nunzio Galantino – Abitare le parole